Del silenzio, e di varie amenità.

Che poi lo sapevo, lo immaginavo, lo intuivo. C’era un qualcosa di distorto, di stagnante, di stonato nell’immobilismo nel quale eri piombato. Non c’è voluto molto a capire che ti eri imposto un comportamento che evidentemente ritenevi di dovermi, quando invece non mi devi proprio nulla, e altrettanto io a te.
Da quando avevamo ricominciato, quattro anni fa, avevo messo giù le carte in chiaro ancora più di “prima”. E’ stata buona la nostra minestra riscaldata, talmente buona che il suo saporee lo ricorderò sempre. Ora però c’era qualcosa di strano, diverso dall’altra volta quando mi ritrovai abbastanza stupita nel ritrovarmi l’elmo da vichingo in testa. Questa volta c’era quel tuo trascinarti da celenterato, quel tuo esserci tristemente affettuoso, quella tristezza malmostosa che mi restava appiccicata addosso e che non riuscivo a togliermi se non quando te ne andavi. La differenza con l’altra volta sta forse solo nel fatto che ero e sono molto stanca, proprio fisicamente e mentalmente, e credo sia giusto spendere le mie energie con priorità che tengo solo per me.
I primi giorni sono stati difficili, perché è difficile fare a meno di chi è stato il tuo pane per tredici anni. Difficili ma anche illuminanti, perché assieme alla malinconia c’era anche un respirare a fondo quando mi svegliavo e pensavo “E’ finita: ti ho lasciato.” Poi sono iniziati i segnali: “Per un caso della vita ti ho incontrata e mi sono ritrovato in te. Sappi che la mia porta che era già una ferita l’ho aperta solo per te.” E immediatamente mi si è accesa la scritta “SOLA”, con la O aperta. Perché tu l’hai avuto spesso il vizietto di impadronirti di parole altrui senza dichiararlo. Peccato, perché sai scrivere davvero bene di tuo. Peccato, perché c’è mister Gughel che tutto svela, al minimo sospetto, e che infatti mi ha sbattuto lì, blu su bianco, “Se ti dicessi che ti amo”, di Ivano Fossati. E l’asticella della disistima si è alzata di un tot. Ma come, cazzo, ma almeno specifica, dichiara! “Guarda, non so che dirti, lo faccio dire a lui che è un mio e tuo idolo da sempre.” Voilà, niente di difficile, solo un bagno di umiltà.
Poi è iniziato il cammino di Compostela dei social. Che ci sono ma non li uso, perché li trovo tutto sommato dispersivi e poco utili. Che tro(VA)vi perdite di tempo. Dunque, io di certo non andrei mai a sbandierare cose mie su feisbuc o tuitter. MAI. Tu avevi un profilo aperto a tutti ma inutilizzato. Non mi sono preoccupata di verificare se le cose fossero cambiate, però qualcun altro l’ha fatto, e un paio di amici comuni (non so, forse ci vorrebbero le virgolette,) mi dicono “Ma come mai I. si è attivato su faccialibro?”
“Ma guarda che già c’era.”
“Eh no ma…ADESSO ha messo foto, sfondo, e c’è gente che scrive sulla sua pagina.”
“Ah. Comunque sono affari suoi.” Tranchant, perché comunque è così, sono così. Ma sono una donna, non una santa, quindi curiosa come un lemure vado a dare un’occhiata. E scopro che è vero, il tuo profilo si è magicamente colorato, è parzialmente blindato ma si legge ciò che gli altri pubblicano. E’ lì che ho cominciato a capire, ad intravvedere i prodromi del nuovo cespo di corna che mi sarei ritrovata a medio termine in testa. Lì, tra compagni di squadra e poco altro ho dato nome, cognome a faccia alla new entry che comunque è ancora in bozza. La conosco, come no. Agli antipodi rispetto a me, e questo è normale. Una donna che vive di social networking, che sveglia le amiche -tutte rigorosamente di una decina d’anni più vecchie- con canzoni rock e “Goooood morning Susanna, Chiara, Sissetta! Sentite che ritmo!”. Oppure “OGGI C’E’ IL SOLE! SOLE! SOLE! SOLEEEE!”. Qualcuno obbietta “Io veramente vedo un gran nebbione”. Lei “NO! SOLEEEE!!!”
Una che fotografa vasi di Nutella e “Le polpette che mi ha fatto il mio papi” (La ragazza è quarantenne, separata, non sedicenne minus habens.) Ma la cosa che mi fa saltare come su una mina è che mette continuamente come priorità la figlioletta di sette anni, e via di foto pubbliche con la “cucciola”, come la chiama. Ora, io non sopporto chi sbatte sui social network le foto dei propri figli in maniera esponenziale e fruibile al mondo. Son cazzi suoi, mi direte, ma a me le donne che come priorità mettono “Mamma orgogliosa di *****” fanno venire prurito alle mani.E questo è un problema mio, indubbiamente.
Il mio ex fidanzato, dal canto suo, convinto che io non arrivi ad essere così sporca, o tajata, da gettare un occhio su ‘sta tipa, o rincoglionito dagli eventi, arriva a stampigliare pollicioni alzati su micro vasetti di Nutella e foto di lei nel lettone con la bimba, e questo ha fatto sì che eventuali ombre di rimpianto siano sparite in un blink, anzi, in un click.
Nel caso aveste avvertito un che di acido in questo post, siete nel giusto, ma come ho già dichiarato sono una donna, non sono una santa né sono immune da piccole merdate. E’ solo che penso che certe cose sia stato meglio saperle, che io su Facebook a controllare non ci sarei mai andata. Così una prossima improbabile volta in cui mi vedrò arrivare un testo di Fossati rimpastato o uno di De Sfroos tradotto in italiano e riarrangiato, non avrò nemmeno un minimo dubbio o micro rimpianto.

That’s all, for the moment.

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24 risposte a Del silenzio, e di varie amenità.

  1. Marì ha detto:

    peccato…adoro fossati!
    un abbraccio…🙂
    M.

  2. Dovesei ha detto:

    Ma anch’io!😀
    E continuerò ad ascoltarlo. Questa poi non la conoscevo proprio.

  3. elenamaria ha detto:

    Il cammino di Compostela dei social è grandioso. I rimpianti cancellati da uno smile. Meno male. Comunque certe donne dovrebbero andare a nascondersi. Vabbè, pure certi maschi.

    • Dovesei ha detto:

      Sì, assolutamente. Io sono sempre per la par condicio, ma le donne-bambina mi urtano a prescindere, perché lontane anni luce dal mio modo di affrontare la vita.

  4. Fedifrago ha detto:

    Uh …ho avuto una fidanzata che mi scriveva frasi altisonanti e parole molto profonde, che ho scoperto solo in seguito essere citazioni. In fondo è vero, per certi aspetti uomini e donne sono uguali.

    Concordo pienamente con te, sul rendere pubbliche foto di figli piccoli; a dire il vero sono abbastanza snob da rifiutare i cosiddetti social network, e da proibire ai ragazzi di pubblicare foto in cui ci siamo io o mia moglie (anche se non siamo “piccoli”)

    • Dovesei ha detto:

      Non demonizzo arbitrariamente i social network, ma credo se debba fare un uso un minimo ragionato, moderato, e non buttarcisi dentro e buttare lì tutto, tutta la propria vita. Sui bambini poi sono irremovibile: se sono belli, intelligenti, simpatici e ci si ritiene un buon genitore, facciamo sì che lo sappiano le persone giuste e non tutta la feccia del web.

      • Fedifrago ha detto:

        Tra le altre attività professionali, faccio anche ricerca e selezione di potenziali collaboratori. Io non sono iscritto, ma abbiamo creato una scheda appositamente per andare a controllare i profili FB di chi si candida …..non hai idea di quante persone scarto proprio per le foto che hanno reso pubbliche.

  5. Signorasinasce ha detto:

    Ancora lui? I.
    Mi son persa x strada.
    In ogni caso io son dalla parte tua.
    E senza parole.

  6. Dovesei ha detto:

    Mail letta, Stefania. Ti risponderò anche perché voglio renderti partecipe di una cosa che riguarda il mio lavoro.
    Sì, I. c’era ancora. C’era.

    Un abbraccio

  7. Marì ha detto:

    io non amo fb…ma per il lavoro che faccio sarebbe impensabile non “sfruttarlo”…chi lavora nella comunicazione sa bene le potenzialità di fb…tutto sta a sfruttarlo bene senza lasciarsi irretire… io che lavoro con le immagini e per l’immagine proprio non posso esimermi…e certo di quei 1070 “amici”, di amici veri saranno 8….ahahahaha…e di donne “piccole” purtroppo ne è pieno il mondo…

  8. Dovesei ha detto:

    Le potenzialità di certi mezzi vengono colte e sfruttate da chi ha l’intelligenza e la capacità di farlo. Il resto della popolazione circolante sui social lo fa o per sparare cazzate, o per mettersi al centro dell’attenzione del suo piccolo mondo, perché ha bisogno di consensi, veri o farlocchi non importa.
    Sulle donne “piccole” non so più che dire se non che appunto sono in sovrannumero, ahinoi donne non piccole.🙂

  9. Riccardo ha detto:

    Pure recidivo, e la prima volta , se non erro, ha pure usato le parole di un mio amico…

  10. Cucchiaino ha detto:

    una con la tua classe non la troverà MAI più….
    Non ne è all’altezza. (per lo meno ora)
    Più facile con la 40enne tutta sole e nutella. sei davvero libera ,la senti la leggerezza?
    Baci da Milano
    Cucchiaino

    • Dovesei ha detto:

      Non ne è all’altezza e non credo sia “per ora”. Probabilmente l’eterno Peter Pan ha bisogno di riprovare a volare. Probabilmente lasciandolo gli ho anche fatto un favore. Sicuramente si è già asciugato le lacrime che erano di paura, come ho detto. Paura di restare solo.

  11. Riccardo ha detto:

    In riferimento alla sua del 16.11 ma è una orripilanza, mi è toccato anche googlare.

  12. Linda ha detto:

    Nutella+sole+ madreorgogliosadi+cucciola+foto con figlia farebbero venire il diabete a chiunque….
    p.s.
    ma perché mi ero persa questo post? E’ bellissimo e umanissimo.

    • Dovesei ha detto:

      E ho tralasciato molte altre cazz…pardon, ridondanze e esplosioni da bimbaminchia della donna in questione, se no sembrerebbe che ce l’avessi con lei. L’amarezza e’ verso di lui, ma ho scelto, e sono certa di averlo fatto con la testa e con il cuore.

      • Riccardo ha detto:

        Sei una testa io cuore pertanto, altri hanno altri appellativi.

        Ogni tanto mi arriva qualcosa su uozzappete ma sia faisebooke che i cinquettii mi appassionano quasi nulla.

  13. mlmstudio ha detto:

    Nella sua “Autobiografia in cinque parti” Portia Nelson dice:

    1. Cammino per strada.
    C’è un buco profondo nel marciapiede.
    Ci cado dentro.
    Sono perduta, sono disperata.
    Non è colpa mia.
    Ci vorrà un’eternità per uscirne.

    2. Cammino per la stessa strada.
    C’è un buco nel marciapiede.
    Fingo di non vederlo
    e ci cado di nuovo.
    Non posso credere di essere allo stesso posto.

    Ma non è colpa mia.
    Ci vorrà molto tempo per uscirne.

    3. Cammino per la stessa strada.
    C’è un buco nel marciapiede.
    Lo vedo.
    Ci cado dentro, è un’abitudine.
    I miei occhi sono aperti,
    so dove sono.
    E’ colpa mia.
    Ne esco immediatamente.

    4. Cammino per la stessa strada.
    C’è un buco nel marciapiede.
    Ci giro attorno.

    5. Cambio strada

    Dentro al portafoglio ho l’originale che mi ha dato un’amica quando ho iniziato a frequentare un gruppo di auto mutuo aiuto delle donne che amano troppo.
    Anni di danni a me stessa agli altri.
    Ora ne sono fuori , nel frattempo sto per diventare counsellor e coach, della sofferenza e della dipendenza ne faro’ un lavoro un giorno chissa’.
    Io che nella vita faccio tutt’altro.

    Un abbraccio

  14. mlmstudio ha detto:

    Qui sopra ho dimenticato la firma.
    Sono
    MariaLuisa

  15. Dovesei ha detto:

    Molto efficace, però oramai non lo consideravo più una buca sulla mia strada, dopo più di un decennio. Avevo scelto, e lui aveva scelto. Poi se un uomo decide di ricadere, lui sì, nelle stesse buche, sono problemi suoi, non più miei. Da tempo non soffro più, e forse non lo amavo più, non con la stessa intensità di un tempo; è banalmente fisiologico, ma se l’amore varia di intensità non ci si butta sulla prima sgallettata che ti capita: è da idioti.

    Un abbraccio a te, poliedrica e sempre efficace amica e conterranea.🙂

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