My stats are booming. And my life?

Pare che il mio blog abbia avuto un grosso incremento di traffico ultimamente, al contrario della mia vita.
Volendola paragonare a una strada, l’ho pedonalizzata. Ci sono giorni in cui mi ci trovo daddio e giorni in cui non la sopporto, così com’è, anche se non tornerei mai sulle mie decisioni.
E’ passato più di un mese ormai, ma soltanto sabato scorso ho fatto un sacco coi vestiti di I. e l’ho sversato con mucho gusto nel cassonetto della Caritas. D’altra parte, gli fossero interessate le sue magliette, i pantaloni e le 2 paia di scarpe che teneva a casa mia, si sarebbe fatto vivo.
Alterno momenti di intensa vita sociale a pigri pomeriggi sul divano. Alterno cene conviviali a frugali pause pranzo con la mia amica del cuore. Alterno giorni in cui esco di casa tirata al burro-come dicono dalle mie parti- a giorni in cui predomina il nero, che comunque sfina sempre, e gli orecchini di perle.
Mi si dice che questo taglio improvviso e radicale mi abbia giovato, dal punto di vista estetico; non saprei, non ho mai avuto grossi problemi con lo specchio anche se non sono Sharon Stone.
Dall’altro versante mi arrivano pettegolezzi che cerco di arginare, perché non mi fanno bene, e perché basta, davvero, e perché era comunque tutto prevedibile: la gelosia retroattiva nei miei confronti, le pretese della new entry che lo accuserebbe di non sapere/volere concedere tempi barra spazi, cose così, le solite cose che succedono quando una ha fretta di accaparrarsi un bell’ometto senza valutare situazioni che andrebbero sempre valutate, senza conoscenza. D’altra parte nessuno c’ha il libretto d’istruzioni allegato, ma l’uomo in questione è davvero complicato da capire, tipo che io ci sono riuscita dopo un circa 5, 6 anni, figuriamoci questa che lo conosce si e no da sei mesi.
Nel giro di meno di un anno ho perso due persone importantissime della mia vita: una perché è volata via, e il suo volare via è nella triste logica della vita. L’altra perché non la volevo più, non la reggevo più. Assenze di sostanza diversissima, entrambe inevitabili nella loro diversità e pesantezza, però le sento entrambe, anche quella voluta. Insomma certi momenti non è facile, allora faccio una cosa che è contro ogni logica: anziché buttarmi nella mischia, uscire, telefonare vedere gente, mi metto in un cantuccio, ovunque io sia, e lascio che la malinconia e il grigio mi scendano dentro fino alle caviglie. Perché ho scoperto che è controproducente combattere certi stati d’animo, e che quando hanno raggiunto ogni mia fibra scompaiono, come sono venuti. Allora respiro a fondo, e mi sento meglio, mi sento serena.

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5 risposte a My stats are booming. And my life?

  1. lindal ha detto:

    E’ vero, certi stati d’animo non si combattono, ma si affrontano a mani nude, aspettando che passino. Ci credo molto e credo molto nella nostra capacità (nostra=delle donne che hanno conosciuto il dolore) di colorare il grigio che circonda la nostra anima, ma solo quando sarà giunto il momento di farlo. Nel frattempo il grigio faccia pure il suo corso, come un’influenza virale, quella che passa senza antibiotici, ma solo con un po’ di riposo.
    Intanto ti abbraccio, posso?

  2. sabby ha detto:

    Tirata al burro mi piace molto….
    Anch’io, come te, alterno le giornate, tra armonia e caos, tra attività e apatia…forse è normale, altrimenti pensa che piattume…

  3. Fedifrago ha detto:

    Non esiste la “ricetta” perfetta, quindi non ascoltare chi ti dia consigli. Certi stati d’animo credo siano necessari alla nostra crescita emotiva; certo ne faremmo anche volentieri a meno, quando ci capitano, ma qualche cicatrice sull’anima ci fa capire che almeno abbiamo vissuto, e che stiamo ancora vivendo. A meno che non ci accontenti di sopravvivere

    • Dovesei ha detto:

      Se c’è una modalità che mi è avulsa è quella del sopravvivere, del tirare sera martellandomi magari le palle (che peraltro ho).
      Gli amici che meglio mi conoscono evitano di darmi consigli. Quelli che mi conoscono meno a fondo lo fanno in modo molto carino e soft, ma tanto alla fine lo so che devo fare i conti con le mie scelte, le mie cicatrici, i lividi. Sono stati due anni faticosissimi e sapevo, mettendo lui alla porta, di caricarmi di un peso in più pur togliendomene uno enorme, che non reggevo più.

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