Avvento

Ci sono stagioni che non si sopportano, mesi che non si sopportano, anni che non si sopportano. una volta mi piaceva tutto, ogni periodo dell’anno, ogni mese, ogni stagione. Sono stata una bambina entusiasta dell’autunno e del ritorno a scuola. Adoravo andare a scuola. Sono stata una ragazzina amante degli inverni nebbiosi e nevosi della mia città, uscivo entusiasta con qualunque tempo anche al di là degli impegni scolastici e sportivi. Ho amato le estati torride della pianura padana che mitigavamo coi giri in motorino su per i colli di Bologna. Ho amato le meravigliose ottobrate bolognesi, quando ti ritrovavi a fine ottobre in maniche corte ai Giardini Margherita. E dicembre poi… le luminarie del centro, la neve, quel freddo che ti tagliava la faccia, la fiera di Santa Lucia, le corse sotto i portici da casa di uno a casa dell’altro. Ero sempre in giro, sempre felice, tranne quando dovevo rientrare a casa dai miei, dove invariabilmente l’aria si tagliava col coltello: mia mamma perennemente incazzata con mio padre perennemente impegnato nella rincorsa dell’ennesima segretaria/barista/rappresentante/fruttivendola/donna in carriera/profumiera, non era classista mio padre.
Ora che non ci sono più, mi viene da sorridere a ripensarci, ma non posso proprio dire che il clima a casa mia fosse da mulino bianco, e nemmeno da famiglia banalmente normale. Le vacanze di Natale si passavano o casa di mio zio, fratello di mio padre, stesso clima-stessi motivi, o in Austria dai nonni paterni, stesso clima stessi motivi con l’aggravante che mia nonna paterna beveva come un alpino per dimenticare. Però io lo adoravo lo stesso, questo periodo dell’anno. Non mancava mai, date le radici mitteleuropee, il calendario dell’avvento, bellissimo, che arrivava a fine novembre da Vienna assieme a una scatola di latta stracolma di Kipferln che mia nonna preparava in quantità industriali e spediva a Bologna e a Jesolo, alle due nipoti.
Adesso nessuno più mi prepara i Kipferln e nemmeno i tortellini e la zuppa imperiale, cavallo di battaglia di nonna Mati. Adesso sarei io a dover preparare qualcosa, ma quest’anno non ne ho voglia, proprio. Ho riempito le cassette sulle terrazze con i rami di pino. Preparerò le candele, a gruppi, da mettere qua e là, che da quando c’è la Miky di fare l’albero di Natale non se ne parla proprio: lo raderebbe al suolo in un attimo. Comprerò i regali per i ragazzi a basta. Per il mio compleanno ho già avvertito, non voglio nulla, da nessuno. Non voglio festeggiamenti, torta, dolcetti. Voglio comprensione vera ma già so che solo un paio di persone me sapranno regalare, perché è difficile capirmi. Di solito quando si fa piazza pulita nella propria vita si desidera essere circondati da calore, da affetto. Io mi accontento dell’empatia di chi potrà capire il mio bisogno di silenzio, la mia non voglia di festeggiare. Mi sento così poco social in questo mondo dove sembra d’obbligo essere perennemente interconnessi e far sapere cosa si fa, dove si va, dove si fotografa in tempo reale ciò che si mangia, le scarpe che si indossano, la collega che è arrivata al lavoro con la ricrescita. Dove si usa shazam per far sapere che in quel momento passano una canzone dei Depeche Mode o dei Muse. E’ per questo che più i blog passano di moda più li amo; tenere un blog implica impegno, tempo per scrivere e anche per chi ti viene a leggere, e se anche nei blog ci sta la canzone, la foto del posto dove sta un pezzo del tuo cuore, del salotto di casa o del cane o del gatto, fa tutto parte di un piccolo progetto di racconto e non del mordi e fuggi da social networking.
Infatti da che ho fatto pulizie autunnali esistenziali mi sono tornata a rifugiare qui, dove oltretutto so di trovare persone simili a me, anche se quasi tutti magari hanno anche uno spazio su Facebook.
Qui mi sento capita, questa è casa mia.
Quanto al resto, tutto da copione: silenzio assoluto mio, silenzio assoluto suo, “amici” che mi raccontano che va a controllare i miei accessi su uozzap (lo racconta lui, a che pro non so,) io che non controllo un bel niente perché ho eliminato le conversazioni avute, ma non lo farei nemmeno in caso contrario, non ha senso. Sono umana, perciò quando mi chiama qualcuno dalla patria del tondino di ferro e mi racconta gli inevitabili pettegolezzi che girano, su di me, su di lui e sulla new entry ascolto, stupisco perché quello lì non è l’uomo che conoscevo, ma poi rimuovo immediatamente. Natale è qui, compleanno ancora più vicino e mi mancano le persone che non ci sono più: mi manca molto mia mamma, mi manca mia nonna Mati e le mie prozie Adriana e Jole. Mi mancano persone che sono volate via da anni, che assurdità. Mi manca la mia città ma non per molto, passato Natale ci andrò.
E’ tutto, per il momento.

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21 risposte a Avvento

  1. Scrivi meglio di me . Sei più coerente di me. Siamo infelici uguale .

    • Dovesei ha detto:

      Non so quanto bene io scriva, né se lo sappia fare meglio di altri, ma scrivere mi fa stare bene, proprio bene.
      L’infelicità è uno status che viene e va, attratto da piccoli fatti, piccole cose, piccoli ricordi. E’ una sorta di alta marea che respingo, che asciugo, spesso con l’ironia.

      Ben trovata.

  2. smilablomma ha detto:

    la conosco anche io la nostalgia, anche se da un lato differente.
    ho capito.

  3. Marì ha detto:

    mi manca tutto talmente tanto da non riuscire a fare l’albero di natale. io così in fissa per le lucine e l’atmosfera natalizia…la vita ti cambia, tanto a volte veramente troppo e lasciandoti a brandelli. cerchi di riattacarli uno ad uno quei pezzi ma quelli che mancano ahimè non torneranno più. come il tempo che è passato…come vento a portar via carezze e dolcezza. Verrà un tempo migliore…dicono…io per ora cerco di rimanere a galla tra tutti questi finti sorrisi e tutta questa immensa indifferenza! Ti mando un abbraccio..e chissà

  4. oscar ha detto:

    ti voglio bene Simo

  5. linda ha detto:

    Mi meraviglia ancora come in tantissimi viviamo delle vite simili e affini e come in tanti ci ritroviamo gli uni negli altri. E hai ragione tu: è bello che ci sia questo spazio che sa un po’ d’antico, per capire noi stessi e per dipanare pensieri in libertà, come fossimo a casa.

    Ti abbraccio, mia cara Simo.

    • Dovesei ha detto:

      Tu qui sei a casa, Linda, come io da te. Non so se le affinità derivino da vissuti simili o da un annusarsi e riconoscersi, come cani meticci o gatti da marciapiede che conservano frammenti di dna uguali, ma so che è bello raccontarsi e ritrovarsi (da anni!) 🙂
      Ti abbraccio anch’io.

  6. Riccardo ha detto:

    Quanti anni sono adesso che ci conosciamo disconoscendoci, troppi forse, quest’anno poi è andato via, la settimana passata, l’unico con cui potevo parlare empaticamente e mi cazziava pure, il mio cane, meravigliosa creatura che dava gradi lunghezze a molti “umani” a me vicini, ma passa tutto Simo in un modo od in un altro passa, e ribadisco il mio giudizio sulle new entry, mah piccola cosa veramente, e poi gli uomini non si misurano con le altezze ma con le grandezze.

    Riccardo.

    • Dovesei ha detto:

      Sapevo che doveva succedere, me ne avevi parlato. So anche che il dolore è più grande di quanto tu manifesti, lo so perché chiunque abbia amato un cane, un gatto, lo sa. E ti abbraccio.

      So anche che la new entry è ben poca cosa, me lo dicono tutti, ma è il classico fare nozze coi fichi secchi. Anche se l’ho messo alla porta io, perché se non puoi affidarti a un uomo dopo così tanto tempo, e cose successe, e superate, e progetti, e conferme, e programmi (bada bene: PROGRAMMI, non PROMESSE,) poco importa che ora faccia il pirla con una sorta di chiwawa isterico. L’amarezza resta. io vado per la mia strada comunque.
      Ti abbraccio.

  7. metalupo ha detto:

    Né twitter né facebook, anzi no un po’ di fb sì, ma credo di essere l’unico al mondo ad avere due amici.
    Il blog è irrinunciabile, anche se faccio una fatica del diavolo a leggere, a buttare fuori qualcosa che abbia un senso.
    Manca il tempo, manca la serenità giusta per.
    La serenità, mi sembrano secoli che non assaporo quella bella sensazione tranquilla, piena.
    Di conseguenza non scrivo, o lo faccio pochissimo.
    E mi mancano persone, cose, sensazioni. Tutto inghiottito da rancori, problemi, cattiveria della gente.
    Io adoro il natale, dico sul serio, è sempre stato così, sorvolo allegramente sul compleanno, ma a natale il lupo si scioglie.
    Sempre.
    E la vita me lo sta togliendo un pezzetto alla volta.
    Quindi lo so, quindi mi piacerebbe che ci sbronzassimo assieme di Eggnog, ridendo come matti.
    Tutto qui.

    • Dovesei ha detto:

      Sono appena rientrata e c’è mancato un pelo che non strozzassi una renna alta un metro e mezzo, in pantaloni di fustagno e bretelle, che cantava “Santa Claus is coming to town”.
      Anche il Babbo Natale col paracadute che vive dal mio macellaio canta “Santa Claus is coming to town.” Ma checcazzo di natale è? Dove sono le persone, le cose, le sensazioni? Probabile che davvero, come dici tu Luperrimo, i problemi e la grettezza della gente fagociti tutto.
      Un eggnog mi metterebbe KO, ma un bel prosecco fermo, con qualche cicheto, con te, subito.

    • Urania ha detto:

      Ma guarda il Lupo?!
      MIMPORTANASEGA dei CCCP, come colonna sonora di questo Natale, ci state?
      E ricordate un giorno vedrete sul fiume i cadaveri… Sono davanti a quel fiume, col mio abito più bello e un calice in mano.. Nunc est Bibendum..

  8. Urania ha detto:

    Per l’ anno nuovo, Amati di più, investi su di te. Te lo meriti. Non facciamoci ammorbare da chi ha rubato, ingannato, deriso, avvelenato. Io ormai sono immune., ” mitridatizzata”.. ..Se mi posso permettere, come dicevo da Vagy, consiglio una lettura impegnativa, ma risolutiva: “Donne che corrono coi lupi”. e NON GUARDATE TROPPO A LUNGO L’ ABISSO.. O L’ ABISSO O LA MEDIOCRITA’ GUARDERANNO NOI. Non bisogna dare il potere ai meschini di rovinarci la vita.

  9. Dovesei ha detto:

    Ho dato un’occhiata… corposo ma molto interessante.0
    Grazie per la dritta Urania!

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