Italia.

Tre settimane sono lunghe.
Tre settimane sono niente.
Tre settimane sono un lasso di tempo sufficiente a far sì che una si stacchi quel tanto che basta ad acquisire uno sguardo presbite nel valutare i fatti.
Non avevo voglia di partire ma l’occasione era ottima: vitto, alloggio e viaggio totalmente rimborsati. Un breve seminario di scrittura creativa, in italiano, a studenti universitari inglesi che studiano l’italiano. Piccola università privata. Un po’ di paura c’era, nel lasciare i figli per quasi un mese, nell’impartire lezioni che sarebbero state in parte anche in inglese, e anche un pizzico di horror vaqui. Che cavolo avrei fatto nel pur poco tempo libero? L’avrei passato a rivedere il film degli ultimi mesi? Avrei comprato ogni sera donuts e cappuccino al caramello rischiando di non entrare nel sedile dell’aereo al ritorno? E invece. Invece è stata libertà totale, con qualche punta di nostalgia verso sera, quando il treno mi riportava a Londra. Nostalgia relativa comunque. Ero stata a Londra anche un anno fa ma per un periodo più breve. A Londra vive da oramai 20 anni il fratello di mio padre, e in qualche occasione ci siamo anche trovati: una cena a base di sushi in un posto dove hanno l’aria di chiederti la denuncia dei redditi prima di entrare (mica ho pagato io,) un five ‘o clock tea all’hotel Claridge, roba da capottamento, mai visto un lusso simile, e trionfi di fiori, e argenteria, e dolci, e scones, tramezzini e “Gradisce una flute di champagne, Lady?”
Sguardo allarmato alla mia ziastra che è diventata più inglese di Camilla, nonostante sia di Istrana.
“Qui al Claridge è compreso, ma se non lo vuoi…”
“No no! Lo voglio!”
Io a loro ho offerto una cena vietnamita, quella che le mie finanze consentivano. Il resto del mio periodo londinese è stato un incanto popolato da gente innamorata dell’Italia e degli italiani, del nostro cibo, dell’arte, del design, della moda, del nostro modo di vivere, con qualche eccezione che non dirò per delicatezza.
Non c’è stata sera in cui io non sia stata invitata a cena a casa di qualcuno o fuori. Mi hanno accompagnato ovunque, coccolato, mi hanno spiegato e mostrato angoli della città che non conoscevo. Mi sono sentita orgogliosa di essere italiana, tranne quando ho letto poco prima di tornare Renzipremier/Bariccoministro: ditemi che sono su scherzi a parte.
Ho pensato a, anche perché ho ricevuto un paio di uozzappate urticanti, alle quali non ho risposto. Sono stata “punita” con notizione: pare che I. abbia chiesto la separazione legale e che giri liberamente con la mucca nuova, presentandola ad amici e parenti, quegli amici e parenti che frequentavo da ormai 3 anni. La mucca nuova imperversa sui social network esibendo foto attestanti la sua ascesa al trono come principessa consorte.
Ho preso atto, mi sono ascoltata e non c’è stato dolore, solo stupore. Certo che, per aver condiviso con me 13 anni, ci ha messo poco a rimescolare i pezzi del Ravensburger della sua vita. Ergo, non mi amava più. Ergo ho fatto bene a mandarlo a cagare in un campo di ortiche.
Una sera, tornando in albergo, ho visto lungo il Tamigi, tra decine di runners con zainetto e lucetta in testa, e bikers pseudo suicidi, una signora di almeno 70 anni sfrecciare su un monopattino, avvolta in una pelliccia di visone.
Ecco, visone a parte, è così che voglio diventare.

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17 risposte a Italia.

  1. Stefania ha detto:

    Io ti ci vedo cara Simo a sfrecciare sul monopattino. Sei una grandissima😄😄
    Bentornata, sei mancata
    S

    • Dovesei ha detto:

      Grazie Stefy, mi siete mancati anche voi, fidi lettori/commentatori. Ci sarebbe stato molto da scrivere e descrivere anche da là, ma era tutto talmente…tanto, che ho preferito aspettare di tornare a casa.
      Il monopattino non lo escludo, davvero, mi ci vedo pure io.🙂

      Ti abbraccio!

  2. Pinzalberto ha detto:

    Ma non ti sei svangata, a forza di birre, in qualche pub? E’ il miglior modo per non pensare alle vacche. Dai, rimboccati le maniche, che c’ da rifare un’Italia. Adesso abbiamo il premier Boy Scout, ci mander a fare legna.

    • Dovesei ha detto:

      Urca se mi sono svagata! Anche se non nel campo auspicato dalla nostra comune amica Vagy. Ho respirato arte, bevuto birra e champagne, insegnato e spiegato cose che io do per scontate e invece non lo sono, ho assorbito letteralmente l’educazione e il garbo Brit, che saranno anche di facciata ma quanto bene fanno, e quanto è bello camminare su marciapiedi affollatissimi e non venire urtata, spinta, sorpassata se non con un “Sorry” o un “Beg your pardon”.
      La mucca nuova, al di là del poter essere definita nel modo in cui l’hai fatto tu, è un termine che arriva dal famoso “Teorema della Mucca Nuova” della giornalista Laura Zigman. Testo divertente e molto realista sui rapporti di coppia.

      Il premier Boy Scout devo ancora digerirlo. Andiamoci piano, sto ancora al fuso orario di Londra.🙂

  3. Paola ha detto:

    Si qui ci si diverte un sacco, ora abbiamo il pischelletto che risolverà tutti i nostri problemi. Per quanto riguarda I, dire che sono tutti uguali è scontato, poi alla fine non è nemmeno vero generalizzare. E’ che non capisco dopo tanti anni di tira e molla, di lui che vuole tornare con te dopo la prima rottura, ecco non capisco perchè ti perde ancora e così vigliaccamente. Paola

  4. Fedifrago ® ha detto:

    Chissà perchè ma me la immagino con un leopardo sintetico ….la 70enne sul monopattino, intendo😉

  5. metalupo ha detto:

    Allora mi unisco al coro del bentornata.
    Qui nella morchia abbiamo provato a rimanere a galla, ma le minchiate che ci propinano quotidianamente surclassano memorie passate, crisi, passate, allegre puttanate passate.
    Io sbocco.
    Cazzo dico sul serio.
    Questi si dicono troiate intorno a un tavolo del cazzo e io gli riempirei l’ano con un gallone di nitroglicerina.
    Eccolo il nostro paese disintegrato, eccolo.
    Un coglione travestito da Peter, ‘fanculo almeno quello volava, questo qui fa il piacione dei turisti con l’accento toscano del mio cazzo.
    Fossi stato io gli avrei pompato in gola 12 blindati, forse avrei pure sostituito il caricatore a camera di sparo calda.
    Mah.
    Forse ho solo bisogno di bere la famosa birra col Pinza.
    Forse che arrivare a quella cazzo di cifra col cinque davanti mi spaventa abbastanza, mi fa incazzare abbastanza.

    E comunque questo è il mio bentornato, molto poco Brit, molto sincero.

  6. Caroline Kiig ha detto:

    Tranquilla, nulla di nuovo.
    Metalupo ha riassunto bene il quadro generale, politicamente parlando.
    [Tra parentesi, finirà che pure io affogherò in un ettolitro di rosso barricato, prima di vedere il 4… brrr]
    Quanto alla mucca nuova… Beh, che non ci sia dolore è già tanta roba, credi a me.
    Bacio.

  7. thequiethurricane ha detto:

    Se non stai attento ti mettono anche sotto!😉 Bel post!

  8. linda ha detto:

    Ho provato per ben due sere a lasciarti un messaggio dallo smartphone, ma da pippona (eh, sì, sono una contessa) quale sono non ci sono riuscita.
    Riassumendo le lunghe cose che ti avevo scritto: brava, per aver colto al volo un’occasione professionale così ghiotta; brava per esserti recata nella città più magica del mondo; brava per aver bevuto birra in gradevole compagnia e in leggerezza. E poi, quando alla notiziona c’è solo stupore, non dolore, vuole dire che ne sei davvero fuori, alla faccia sua.

    Con affetto.

    • Dovesei ha detto:

      Grazie Lindina. Si, ne sono davvero fuori ora, e non solo perché l’ho finita io;si può lasciare una persona e soffrirne in un qualche modo. Io mi sento finalmente leggera, sollevata.

      Quanto al commentare via smartphone, io lo sto facendo ora. Magari ti conviene scaricarti la App di WordPress. Io mi sono scaricata quella di Blogger: è tutto più semplice. Detto da un’altra pippa. 😉

  9. TADS ha detto:

    …”acquisire uno sguardo presbite nel valutare i fatti.”…
    chapeau…!!!

    TADS

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