Unusefull research

E’ il mio lavoro, ma ammetto che spesso vengono fatte ricerche su argomenti assolutamente inutili. Spesso mi domando dove e come alcune università, straniere ma anche italiane, riescano a reperire i fondi per progetti assolutamente futili e inutili, e mi rodo in una bonaria invidia per la fortuna di molti miei colleghi, soprattutto americani.
Per dire, la serie Sex and the City è stata oggetto di molteplici ricerche sociologiche, tutte assolutamente ovvie e lapalissiane. Che c’è da capire sul successo planetario di una serie di telefilm, se non che hanno preso un romanzetto abbastanza brutto e confuso, l’hanno smembrato in forma di serie televisiva mettendoci dietro-e il segreto è tutto lì- una coppia di fenomenali sceneggiatori, poi diventati sei. Da una delle tante ricerche è emersa una curiosa teoria: le quattro formidabili figure femminili incorporerebbero l’emblema della donna perfetta: concreta e autonoma (Miranda), romantica e malleabile (Carrie), “per bene” (Charlotte), porca e sessualmente disinibita (Samantha). Può essere che l’equazione sia stata realmente studiata a tavolino dai primi due sceneggiatori, in ogni caso il prodotto è ancora oggi, a distanza di quindici anni, strepitoso. Continua ad avere un pubblico che riguarda gli episodi già visti e ne guadagna di sempre nuovo, è diventato insomma un classico dei serial.
Personalmente non so se la teoria della donna ideale diviso 4 sia veritiera; non mi è mai piaciuta molto la figura di Carrie, appartamentino e alcune mise a parte. Trovo Charlotte un po’ patetica e molto irreale. Mi è sempre piaciuta Miranda, una non bellissima, una tosta, senza fidanzati troppo fighi, che si ritrova incinta e che mostra tutte le debolezze di una donna reale, con il culo che all’improvviso fa provincia e l’aerofagia che la porta a scoreggiare in un negozio di scarpe. Una che sposa un uomo normale con un lavoro normale, una che si fa il mazzo per conquistare e mantenere il suo ruolo sul lavoro.
Il capolavoro assoluto resta comunque il personaggio top della serie: non la mielosa Carrie ma la donna-uomo Samantha. E qui è evidente la mano di due uomini nel tratteggio del personaggio, anche nel fatto che tutte e quattro le protagoniste erano comunque molto “avanti” anche per la realtà americana. Ma Samantha Johnes, PR non giovane quanto le altre tre, che fa sesso come il più egoista degli uomini, che consuma cannabis e una volta pure extasy, che “testa” ogni tipo di maschio, dal ragazzo ventenne al vecchio tycoon che la ricopre di gioielli (“Al buio tutti gatti sono grigi, soprattutto da quando c’è il Viagra.”), che si innamora anche lei, per una volta, e dell’uomo più stronzo e cattivo nei paraggi per poi accasarsi per un lungo periodo con un uomo molto più giovane di lei. Samantha che si ammala di cancro al seno e lo dichiara senza remore, che si fa scivolare addosso ogni dolore e ogni problema senza apparire sgradevole nel suo cinismo col suo mal sopportare i bambini, le gravidanze, i piagnistei e i matrimoni delle amiche. Samantha e le sue battute memorabili sul tempo che passa, sulla menopausa, sul sesso, una che smonta un uomo con una battuta tra le più fulminanti mai scritte “Ma chi ti credi di essere solo perché ce l’hai grande? Sei solo un omuncolo, un palo del telegrafo con le gambe!”
Decisamente irreale e surreale anche lei, ma quante risate ci ha regalato nonostante i danni irreparabili che il serial ha prodotto in noi donne comuni, con un lavoro normale e mariti, compagni, fidanzati comuni. Perché non c’è una di noi che abbiamo amato questa saga, che non abbia sognato e tramato sui dialoghi incalzanti e sulle battute fulminanti, sugli abiti improbabili e sui locali alla moda, sul fatto che questi quattro fenomeni non cucinano e vivono di delivery a shopping, oltre che dei loro deliziosi brainstorming.
Ora parrebbe che gli sceneggiatori stessero lavorando a un tot di nuovi episodi. Non sarà un compito facile con le protagoniste tutte attorno ai 50, che per quanto una sia glam e sexy e intelligente e coughar, le occasioni si fanno forzatamente più rare e comunque molto diverse rispetto alle occasioni di 15 anni fa. Io comunque aspetto fiduciosa e intanto mi godo le repliche, soprattutto quelle su Fox che posso ascoltare in lingua originale. Perché per quanto il doppiaggio italiano sia stato strepitoso, battute come questa qua… vuoi mettere?SamJohnes

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8 risposte a Unusefull research

  1. Caroline Kiig ha detto:

    La battuta è stre-pi-to-sa.
    Resta che non mi uscirebbe di bocca manco sotto minaccia di una marchiatura a fuoco.
    Perché io, delle quattro amiche di SATC, non mi ci rivedo in nessuna, ma proprio nessuna.
    E forse questo spiegherebbe un bel po’ di cose…

  2. Paola ha detto:

    Io le ho adorate, ho visto, rivisto e continuo a rivedere tutte le serie. Certo è tutto abbastanza irreale, a me piace molto Carrie e il lato bon ton di Charlotte (oltre alla sua casa su Park Avenue). I due film invece sono stati abbastanza deludenti, il secondo inguardabile. Resta ancora un godibile passatempo durante lo zapping. Ciao. Paola

  3. Signorasinasce ha detto:

    Se confesso che non ho mai visto una puntata mi vuoi bene lo stesso?

  4. Riccardo ha detto:

    Il successo è l’equilibrio che nasce dai ruoli, Samantha da sola sarebbe una figura al limite dell’assurdo, Carrie una vispa Teresa con i tacchi alti, Charlotte una palla da paura con l’unico pregio di un naso favoloso, si salva Miranda come figura autonoma perchè è la più vicina al reale.
    Gran colpo di genio mettere 4 quasi difetti per farne una quasi perfetta.

    • Dovesei ha detto:

      Non riesco a vedere molti difetti nella normalità di Miranda…sarà che per tante esperienze l’ho percepita abbastanza affine.
      Samantha è al limite del grottesco, volendo, ma una donna che forgia l’aggettivo “dickalicious” perdono TUTTO.

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