In_tolleranza

Sono la persona più tranquilla e tollerante del mondo.
So diventare una stronza intollerante, e la trasformazione avviene in un battito di ciglia. Non so perché, sarà la stanchezza ormai cronica, saranno questi tempi barbari, sarà l’età, ma a volte mi rendo conto di essere una mina vagante senza essere in un film di Ozpetek.
La scorsa settimana decido di approfittare dell’orario di pranzo per andare a farmi la spesa al supermercato; vado sempre ad orari non canonici, in parte perché sono gli unici in cui ho tempo, ma anche perché li preferisco: meno gente, meno casino, niente file epocali alle casse, di fondo resto una solitaria, poco amante del caos in generale.
Entro col mio bel carrellone e mi fermo subito al reparto frutta. C’è veramente pochissima gente e io sono tutta contenta perché vedo che hanno appena messo fuori dei bellissimi cesti di fragole, di quelli non incellofanati, che quelli li detesto. Sono lì tranquilla, a studiare quale cesti accaparrarmi quando vedo arrivare una donna che cattura la mia attenzione; sulla sessantina, forse oltre, molto abbronzata, ben truccata con un rossetto rosso fuoco e gli occhi bistrati, pantaloni e maglia neri, scarpe sportive, un tantino agitata, parlotta tra sé e sé. Non me ne curo oltre se non quando passa dalla parte della corsia dove io sono ferma, col carrello di lato, senza intralciare nulla e nessuno. Mi sfiora lei, col suo cesto con le ruote. Non si scusa ma non ci faccio caso se non quando mi pianta in faccia due occhiacci spiritati e mi apostrofa:
“Quick! Quick! C’mon! Move your ass! Move your ass!” Resto di sasso. Ero ferma e a lei non interessavano le fragole. E’ una pazza, penso. Metto le fragole nel carrello a faccio per andarmene ma vedo che continua a inveire verso la sottoscritta, pur senza guardarmi in faccia stavolta.
Fermo il carrello, la guardo e le dico “Hey, CALMA!” Mi guarda come una che non capisce ma sempre con quello sguardo da spiritata, e io non ci vedo più e parto col colpo ad effetto:
” What the fuck is wrong with you? Keep calm!”
Bang. E’ come se avessi bucato un palloncino. La tipa diventa rossa, poi viola, si ritrae in un angolo e tira fuori uno smartphone sul quale si mette a sditazzare furiosamente.
Colpita e affondata, mi dico. La classica figura di merda della straniera che si mette a sbraitare offese pensando di non essere capita. Mi ritengo soddisfatta e continuo la mia spesa mentre la vecchiaccia butta in un angolo il cestino ed esce dal supermercato.
Continuo la mia spesa e penso che forse avrei potuto evitare, che non mi piace abbassarmi al livello di chi cafoneggia in qualunque lingua, ma mi torna in mente un episodio di qualche mese fa. Stavo andando a pranzo e svoltando in una strada pedonale a quell’ora deserta ho visto un uomo anziano seduto per terra, nel mezzo della carreggiata, la testa che ciondolava. Non so perché ho pensato a mio padre, forse perché l’inizio dei suoi anni di malattie è stato quel cadere per strada. Allora ho rallentato il passo ed ho chiesto a quell’uomo se si sentisse male, se avesse bisogno di qualcosa. Solo a quel punto mi sono accorta che vicino a lui c’era una bottiglia, ma il tizio aveva rialzato la testa come un serpente a sonagli e aveva iniziato a urlarmi contro “Che cazzo vuoi?? Va via! Troia! Puttana! Via!” In un attimo si era materializzato un uomo più giovane che aveva cercato di calmarlo. Io prima ero rimasta impietrita, mortificata per non essermi resa conto della situazione, ma poi nell’allontanarmi, e soprattutto visto che il tizio vecchio ubriacone non la piantava di darmi della troia, mi era partito un “Ma vaffanculo vecchio stronzo! Ti scoppiasse il fegato!”
“Tu sei matta”, aveva sentenziato il mio ex fidanzato la sera, quando glie l’ho raccontata. Magari è vero, sono fuori quanto il vecchio ubriacone o la vecchia americana esaurita, con in più l’aggravante che non sono né alcolizzata, né vecchia né psicolabile. E’ solo che non ho più pazienza, non ho più tolleranza, non sono più capace di comprendere perché: perché ci si debba ridurre a un fascio di nervi ambulante, perché ci si debba ubriacare ed offendere, perché non ci sia più una briciola di educazione. Sono sempre stata critica verso chi tira dritto davanti a tutto: maleducazione, offese, mancanza di rispetto. Odio Milano per questo, perché è una città senza anima e mi chiedo ogni volta che ci vado cosa accadrebbe se mi sentissi male; un giorno è capitato che un ragazzo avesse una crisi epilettica in pieno centro, sotto un portico: nessuno lo aveva soccorso e buona grazia che qualcuno avesse chiamato un’ambulanza. Finite le scosse un tizio si era avvicinato e gli dava dei piccoli colpi su un fianco con la punta del piede. Neanche un cane rognoso si tratta così. Il ragazzo si era svegliato un attimo prima dell’arrivo dell’ambulanza e non ricordava nulla, aveva solo detto “Sono epilettico” e allora un minimo di assistenza l’aveva ricevuta, ma che fosse un attacco epilettico era evidente a tutti eppure nessuno si era mosso. Una scena allucinante.
Quello che mi preoccupa è che mi rendo conto di essere un agglomerato di tolleranza e sensibilità mista a rabbia mista a umana pietà mista a coglioni frantumati misti a pazienza esaurita, ed è un cocktail micidiale.

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16 risposte a In_tolleranza

  1. ilmiosguardo ha detto:

    Ti capisco e ti comprendo tantissimo, Dovesei!
    La maleducazione, la cafonaggine, la mancanza di rispetto irritano anche me in maniera incredibile, soprattutto perché mi approccio agli altri sempre con gentilezza ed educazione e mi aspetterei altrettanto. Ma spesso non succede.
    Comunque essere gentili ed educati, in questa società che fa della furbizia e della prevaricazione la “normalità” e dove chi è educato è considerato fesso, è una cosa rivoluzionaria. E io sono felice di essere rivoluzionaria e diversa. 🙂

    Buona domenica con un sorriso di solidarietà
    ciao Ondina

    • Dovesei ha detto:

      Bello che sia così, ma per questa rivoluzione bisognerebbe essere in tanti, invece vedo che i cultori di buone maniere sono sempre meno.

      Ciao Ondina!

  2. Signorasinasce ha detto:

    Se ti può consolare, dopo sei anni di analisi, oggi se una persona mi attacca… “me la magno”. A prescindere dall’età, luogo, condizione sociale, status e quant’altro.
    Stai serena. Sei super-normale.
    Ti abbraccio
    Stefania

  3. Pinzalberto ha detto:

    Milano è una città terrorizzata, nemmeno fosse bagdad. Si cammina con lo sguardo basso, cuffie alle orecchie, non dai retta a nessuno con mille paure che ti assalgono, specialmente se sei donna. Fortunatamente con l’età il testosterone si abbassa, riesco a controllarmi di più e litigo meno. Ma la rabbia la covo ugualmente.

  4. Dovesei ha detto:

    Vado periodicamente anche a Roma, ma non risento dell’atmosfera che tu hai reso così bene.
    Anche Roma non è Puffolandia, però l’atmosfera non è così tesa e molto spesso i romani sfanculano a dovere rompicoglioni di vario genere, e non ho mai assistito a scene di totale indifferenza. Sarà il clima? La cucina? O forse il fatto che sono più “scialli”?

  5. metalupo ha detto:

    Roma è Roma, pregi e difetti, sicuramente più scialli, mortalmente più cazzari e cialtroni.
    Punti di vista.
    Milano è tremenda in alcune zone, assolutamente affettuosa in altre.
    Il problema è la gente, terrorizzata da tutto e da niente, sotto l’influsso mortale dei dati sparati a manetta dai media.
    Stupri, omicidi, uomini neri che arrivano a ondate.
    Paura.

    Ti capisco, qualche giorno fa mi sono trovato a buttare dentro la retro per stirare l’ennesimo lavavetri.
    Mi sono fermato in tempo frastornato.
    L’ho già detto e lo ripeto, non dovesse funzionare l’azienda vendo e scappo.
    Anche se per me Milano è vera casa.

  6. Riccardo ha detto:

    Mah… per me vi manca il mare, lo so, mi rendo conto che sono un innamorato cronico della mia Toscana e del mare che mi saluta ogni mattina, so anche che non esistono basi scientifiche, ma ripeto sento che la sua vicinanza è meglio delle benzodiazepine.

  7. Francesca ha detto:

    Binomio comici burini,cafonaggine,Mortalmente piu cazzari e cialtroni…… Senza parole….

    • Dovesei ha detto:

      A me piace Roma e mi piacciono i romani, la romanità, proprio perché sono caratterialmente molto diversi da tutti, da nord a sud.
      Mi rendo conto che siamo tutti molto suscettibili quando si parla di differenze. Io sono di madre emiliana e di padre austriaco, e sugli emiliani non riesco a trovare un difetto che sia uno, sugli austriaci ne riconosco alcuni. Ma vivo in Veneto e la favolistica sui veneti (sparlaccioni, “ciavarini”-cioè che se possono limare a loro tornaconto non li batte nessuno-) ha un suo fondamento di verità.
      So comunque che nessuno qui mette giù le cose con cattiveria.

  8. Michele ha detto:

    vero, ormai oscilliamo tragicamente tra un irritato menefreghismo e un intimo altruismo spesso incompreso, a volte persino da noi stessi.

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