La vera Grande Bellezza.

Forse è tutto qui, in questa foto, una tra le tante catturate al volo in un giorno speciale.
Non è la foto più bella e nemmeno quella di rito. Non c’è una bella luce e lo scenario è un corridoio pieno di gente, un corridoio uguale a quelli che frequento quotidianamente per portare a casa la pagnotta.
Ma c’è mia figlia appena uscita dalla discussione della tesi e che piange di gioia e di un pianto liberatorio tra le braccia di un suo amico. Gran parte del senso della giornata è racchiuso in questa immagine: un tratto di cammino compiuto, un traguardo importante, molto impegno, parecchia fatica.
E’ stato emozionante vedere con quanta sicurezza e competenza e passione la mia bambina, che sempre resterà tale, ha discusso, spiegato, illustrato.
E’ stato stancante aspettare fino alle quattro e mezza del pomeriggio e liberatorio l’applauso di tutta l’aula all’annuncio del suo 108, il voto più alto della sessione.
E poi sono stati baci, abbracci, lacrime, e poi via di prosecco, e scherzi e foto a raffica.
E’ stata una giornata che ha messo d’accordo tutto e tutti, parenti e amici, un sole caldo e Venezia che ci ha riservato i suoi luoghi migliori, quelli meno battuti dal turismo di massa, quelli da studenti e residenti.
Il parentame si è comportato “comme il faut”, lasciando da parte dietrologie e passato che tanto è passato e ho visto solo visi contenti e sorrisi e lacrimucce anche da chi non me le sarei mai aspettate.
Ma lo spettacolo più bello è stato vedere mia figlia e i suoi amici, i loro sorrisi, la tensione prima della discussione, e gli scherzi, l’allegria e la coesione tra ragazzi e ragazze la maggior parte dei quali li conosco dall’era delle scuole materne. Ho pensato che questi ragazzi e ragazze meritano il meglio dalla vita, e mi piace pensare che possano ottenerlo. Ho pensato che i miei figli sono la cosa migliore che ho fatto in vita mia, ed è un cosa che penso spesso anche al di là di occasioni speciali.
Ho riso molto durante la lettura del papiro, anche perché le amiche di mia figlia ci sono andate giù dure. Ho dovuto bere il mitico “bibitone” (pompelmo-rigorosamente da hard discount-gin, wodka e succo di limone) legato con lo scotch alla mano della neo dottoressa; mi sono messa in gioco volentieri perché tirata in mezzo da mia figlia la quale, mezza sbronza, ad un certo punto ha dichiarato a tutti i presenti che “Mia mamma, che da ragazza era verameeente f**a, ha avuto un fidanzato negro, giocatore di basket, americano e con una mazza cooosì! Quindi io avrei potuto nascere mulatta e f**a come Beyoncè e vivere in America…ma non so cosa non sia funzionato comunque qualcosa col cioccolatone non ha funzionato e quindi eccomi qua, bianca, 1 e 65…BEVIAMO AL NEGRONE COL MAXIBON, MAMMA!”
In effetti il mio mordi e fuggi con Marcel è vero, ma io a mia figlia questa storia non l’ho mai raccontata, non mi pareva il caso. Ho capito subito che la fonte del pettegolezzo era mio padre, e come ha detto il mio amico P. “Tuo padre è sempre stato una presenza ingombrante, pur nel suo essere simpatico.” Ecco, gli assenti. Troppi per me, ma è come ci fossero stati; mio padre è arrivato in quel momento, mia mamma era lì, nelle perle che indossavo e nel mio assomigliarle fisicamente, così come la somiglianza si vede anche in mia figlia. E poi mia nonna, che lo so, avrebbe 105 anni ma mi piace pensare che… E via via ho avvertito in un giorno pieno di allegria, anche il vuoto di chi non c’è più, ma è stata una sensazione lieve e delicata, non una mancanza amara.
Poi è calata una sera bellissima e tiepida, e alle 10 noi “vecchi” abbiamo levato le tende lasciando i ragazzi a festeggiamenti forse più sciolti, ma non mi pare che la nostra presenza li abbia assolutamente frenati.
Al ritorno mi sono goduta ancora di più la città, da quella parte piena di piccoli campielli, ristorantini di poche pretese, biblioteche aperte fino a mezzanotte, e tanti, tantissimi ragazzi allegri, e ubriachi e sorridenti. A guardarli così non ho potuto fare a meno di pensare a quanta energia positiva ci sappiano regalare, se soltanto avessimo voglia di accoglierla.

Marcellous

Marcellous

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8 risposte a La vera Grande Bellezza.

  1. Diemme ha detto:

    Che bella immagine… e sì, la vera grande bellezza, i nostri figli, genitori, nonni, amori, e noi… ❤

  2. linda ha detto:

    Immersa in questa tua bella descrizione, ho vissuto da madre (e da figlia) il tuo racconto, ritrovandomi in moltissime tue considerazioni . La tenerezza per questi ragazzi, l’amicizia che li lega, la disinvoltura, la leggerezza, l’allegria ma anche il sudore, la fatica, i sacrifici, le speranze… tenerezza per loro e tanta simpatia. Auguri (ma tanti, eh?!) alla tua “piccola”, mitica nella sua citazione finale!! 😀

  3. Dovesei ha detto:

    Eh, lo so Linda che spessissimo ci ritroviamo l’una nelle parole dell’altra… 🙂
    La considerazione più simpatica l’ha fatta, la mattina seguente, un amico di mia figlia:
    “Certo che tua mamma è più avanti di te! Un blackmamba 30 anni fa! Casso! Mitica!” 😮

  4. Pinzalberto ha detto:

    Anche mia nonna era del 9!
    Ma brava…… anche il big bamboo………

  5. katherine ha detto:

    Ho rivissuto la laurea di mio figlio attraverso le tue parole. Anch’io avevo sentito molto la mancanza di mio padre, che sarebbe stato molto orgoglioso di suo nipote, mentre non potevo condividere quel momento con mia madre, che pure c’era, ma ormai non era più in grado di capire nulla.
    Hai vissuto uno di quei momenti da portare per sempre nel cuore, di quelli che ci fanno capire quanto possa essere bella ed emozionante la vita, almeno ogni tanto.
    Complimenti alla tua dottoressa!

  6. diamanta ha detto:

    Ci son passata anche io…. come ti capisco, anzi al solo pensarci, mi viene un’altr avolt ail magone

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