Novembre.

Nella vita si fanno un sacco di cose: si abbandonano amori, case, lavori, paesi. Si sfogliano le pagine dei giorni anche quando sono sporche, grigie. Si alzano bicchieri a cena e ci si mettono i tacchi quando ci si sente coraggiose. Spesso qualcuno viene a giudicarti con uno sguardo superficiale che scivola come sapone, a darti sberle all’anima e tu continui a sorridere perché è così che sai fare, o a darti baci e carezze che ti fanno commuovere. E il tempo che aspettavi ti accorgi di averlo già sotto la suola delle scarpe, nel rumore dei passi che nella città più bella del mondo puoi ancora sentire la sera, mentre torni verso la stazione sfiorando piccoli plateatici che resistono a questo novembre tiepido e umido. Guardi i turisti felici come bambini mangiare pessime pizze decongelate e gelati dai colori sgargianti. Guardi nelle vetrine dei ristoranti vasche di alluminio con avanzi di gamberetti che nemmeno un gatto randagio mangerebbe. Cammini e pensi.
Abbiamo rispettato le stagioni del cuore, che sono poi le vertebre degli anni. Abbiamo trattato bene e male le cose che ci sono rimaste addosso mentre andavamo forse troppo veloci. A volte qualcuno tenta un ritorno, con occhi chiari e falsi, con sorrisi pesanti, ma tu non lo guardi. Guardi piuttosto come filano le nuvole, cosa mangia la gente, e l’innocenza dei bambini che ti scivolano accanto in monopattino. Guardi i vecchi con le loro borse con le rotelle trascinare a casa la cena per loro e per il cane, per il gatto. Guardi le grandi abat-jour rischiarare i vetri piombati dei palazzi sul canale. Piove poco in questa città, rispetto al resto del nord, forse perché un dio sa che ce n’è già tanta di acqua, e che a volte specie in novembre ne arriva dell’altra dal mare, la sirena suona ma tu sai già quando e quanta, in questa era di telefoni cellulari. Inizia a piovere ma è una pioggia diversa, sottile, tiepida, un soffio d’acqua che smetterà presto. Uomini e donne fungo camminano svelti con l’ombrello aperto e tu come sempre l’ombrello non ce l’hai. Ti infili nella solita pasticceria e ti incanti davanti ai biscotti a forma di cavaliere e pensi che anche San Martino è passato, che adesso si festeggia Halloween e ti scappa da ridere per la stupidità che ci spinge ad impadronirci e scimmiottare tutto ciò che ci pare divertente, diverso, altro che biscotti a forma di cavaliere col mantello.
Novembre è il canale grigioverde e i battelli che scivolano e attraccano col solito trrr-trrr, poi in folle, poi il colpo sordo contro l’imbarcadero e il ragazzo con la cerata gialla e gli occhi azzurri che lancia la cima e la tira. Novembre e una carezza per chi mi vuole bene. Novembre e le foglie rotte, che ancora non fa battere i denti, che se ne andrà senza parlare.

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25 risposte a Novembre.

  1. Paola ha detto:

    Come scrivi bene Simo, evochi emozioni.

  2. Pinzalberto ha detto:

    Sarà che sono un abitudinario….. stessa moglie, stessa casa, stesso lavoro e stesse vacanze da più di vent’anni, sarà che sono tardo…… poco acculturato, riluttante alle discipline umanistiche e con scarse doti oratorie, sarà che sono un ragioniere……. logico, inquadrato, una mente matematica……. ma non ho capito niente…….

  3. domenicomortellaro ha detto:

    Beati voi… qui è novembre e fa pure caldo!

  4. ilmiosguardo ha detto:

    Che bello e intenso il tuo racconto di un momento a Venezia. Ho avuto l’impressione tu parlassi di essa, tra l’altro, subito, già dalle prime righe…

    Un sorriso e buon fine settimana
    ciao
    Ondina🙂

  5. metalupo ha detto:

    A prescindere da cosa cavolo è, a prescindere da come cavolo si chiama.
    Chiunque scriva di amore e rispetto per la propria città, chiunque incroci le proprie sensazioni/emozioni con una passeggiata lungo le vie, lungo i muri di un posto che ha nel cuore, ecco questo chiunque ha tutto il mio rispetto, la mia ammirazione sconfinata.
    Perchè lo capisco bene, perchè ogni volta che faccio i gradini di un ponte sul naviglio mi si stringe il cuore.
    E lo vedo bene cosa provi e capisco bene l’esercizio di applicare tutto questo a un’anima che racconta.
    Davvero molto bello Simo.

    Hug

    • Dovesei ha detto:

      Sai Luperrimo, mi sono resa conto di aver usato, molto all’acqua di rose, una precisa tecnica di narrativa solo nel momento in cui ho letto l’impagabile commento del nostro Pinzy.
      E ne sono stata contenta perché al di là di quanto e come una tecnica di narrazione possa arrivare ad una determinata persona piuttosto che ad un’altra, è stata la riprova, per me, della passione che continuo a mettere nel mio lavoro.
      Non vorrei che chi non mi conosce pensasse che io sia o mi ritenga una scrittrice: non lo sono. Non lo sono ma da un paio di anni ce la sto mettendo tutta ad insegnare a persone con la passione per la scrittura, a far sì che riescano a tirare fuori e buttare su un foglio ciò che gli preme dentro.

      Quanto a questo brano, è come hai detto tu. I luoghi che si amano restano dentro agli occhi, e quando si ha un attimo di quiete l’anima ha bisogno di raccontarlo, anche soltanto a un foglio, a una manciata di pixel.
      Se poi c’è qualcuno che legge e raccoglie, ognuno con la propria sensibilità, col proprio gusto, è bello.

      Hugs to you man.

    • Pinzalberto ha detto:

      A me si stringe il culo ma dalla paura! Con tutti i crolli e le esondazioni c’è poco da emozionarsi. A Milano per decenni hanno coperto fiumi, interrato canali, anche noi avevamo una specie di Venezia e adesso ci ritroviamo in una laguna con l’acqua alta. Mmmmhhmmm ottima idea Lupo, ci scriverò un bel post!!! Come la Simo, mi disambiguo anch’io a Milano…..🙂

  6. Pingback: UN AMORE CHIAMATO MILANO | IL PINZA

  7. linda ha detto:

    Adoro novembre, Simo, come te, mi sembra di capire. Su novembre si scrivono post e poesie, a novembre si piangono i morti e si pensa a Natale; è il mese in cui vita e morte si prendono per mano, è il mese dei pensieri, delle profondità del cuore, della tenerezza; è il mese in cui “cammini e pensi”
    Bel post, di pancia e di poesia.

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