“Sono un po’ stanchino” (Ft. Forrest Gump)

Oppure potrei intitolare il post “E di nuovo cambio casa”, featuring Ivano Fossati.
Devo cambiare casa, porcoggiuda. Di nuovo. Dopo l’abbandono forzato di quella che era la mia casa coniugale, andata venduta per ripianare il buco dell’azienda del mio ex marito, mi ero trovata una soluzione più che degna, un vecchio appartamento tardi anni ’60, di quelli come non se ne fanno più, stanze spaziose, vecchi parquet di ottimo legno, soffitta-lavanderia, cucina grande, tre camere, una stanzetta adibita a piccolo studio/stireria, un preziosissimo sgabuzzino-dispensa. Certo, la fatica immane di 4 piani di scale a piedi ma anche una bellissima vista su tre lati dell’appartamento.E’ che non ci sto più dentro economicamente e oltretutto è iniziata una diatriba sotterranea coi due proprietari. Ho sempre pagato l’affitto a uno dei due, metà della cifra. L’altro, uno stimatissimo chirurgo, si è sempre fatto versare la cifra in nero, in banca, con la dicitura “compenso”. Bel coglione, come se uno avesse bisogno per anni di non si sa bene quale prestazione. D’altronde lui voleva così o niente e così ho fatto. Adesso vorrebbero “adeguare” sempre con la stessa modalità ma sono io che non ci sto più, economicamente e non mi sta nemmeno più bene il modo. Il problema non è trovare un altro appartamento, ce ne sono ora in affitto, magari non così grandi ma sicuramente a piani più bassi o con un ascensore e magari col riscaldamento autonomo. Il problema è che nonostante tutto io a quella casa sono affezionata, e soprattutto che l’idea del trasloco mi terrorizza proprio. Dovrò affittare una piattaforma, chiedere permessi in comune, transennare il marciapiede. Dovrò buttare o trovare un posto per tutte le cose che non entreranno nella mia futura casa. Dovrò ribaltare tutte le masserizie della mia vita, ancora-una-volta. Non mi sono ancora ripresa dall’aver dovuto liberare la casa dei miei genitori, due anni fa. Ho ancora inscatolati in soffitta i loro piatti “buoni”, le cornici d’argento, il servizio da thè, i cd di mio padre, i libri. Occasione buona per un ennesimo ripulisti ma a me buttare via pezzi di vita fa male, fa un male cane. Magari dopo vivrò meglio, farò prima a pulire, troverò più in fretta le cose, ma intanto sono giorni e giorni che ho un nodo allo stomaco. Nessuno mi fa fretta, grazie alla coglionata dell’avido chirurgo, ma nel giro di un anno solare ho intenzione IO di andarmene, e, appunto, sono un po’ stanchina.
Di cambiamenti.
Di un tenore di vita che ho ridotto all’osso, pur non mancandomi nulla.
Del rendermi conto che ai miei figli non potrò mai lasciare i classici 4 muri, che poi magari se li venderebbero ma mi sarebbe piaciuto lasciar loro qualcosa che non fossero solo quattro carabattole che a loro volta saranno costretti a buttare via, o a trovare un’anima pia che affitti loro un angolo di un capannone come ho fatto io con alcuni mobili dei miei.
Sono un po’ stanchina: di un lavoro che mi piace ma che mi costringe a sorbirmi spostamenti quotidiani che erodono il mio magro stipendio. Di non potermi più permettere un piccolo viaggio, un concerto, di negarmi un teatro, un cinema, se non c’è con me Bip che non mi lascia mai mettere mano al portafoglio. Di non poter pianificare una vacanza vera, di quelle che sogni e scegli e parti. Certo, sono al mare ogni fine settimana ma a 80 chilometri da casa, che poi io ci sto benissimo là, adoro Jesolo, la laguna, le campagne del Cavallino con le distese di serre e i campi di carciofi e di radicchio, la strada che porta a Treporti che si apre all’improvviso sulla laguna nord, con le montagne innevate sullo sfondo. Io li amo visceralmente quei posti, ma non potermi permettere una settimana, che so, a Minorca dove mi piacerebbe tornare una volta, mi umilia, mi fa sentire davvero una nuova povera quale sono, inutile che me la racconti soave. Io non sono una che si nasconde dietro a un dito, non sono una di quelle che -ammesso fossi su Facebook- posterebbe foto di una vita smeralda che non ho, e mi fanno una grande tristezza quelli che lo fanno. Io non ho nient’altro che il mio lavoro, i miei figli, un paio di ottimi amici, e parecchi ricordi. E sinceramente a questo punto della mia vita non so più in che percentuale siano i ricordi belli rispetto a quelli amari. So che ho pagato sempre tutto a caro prezzo, e non solo metaforicamente. So che a un certo punto della mia vita, per avere appoggiato e aiutato il padre dei miei figli come era doveroso fare, mi sono vista portare via TUTTO: casa, auto, i due risparmi che avevo da parte. In cambio avrò pure avuto la sua stima imperitura (che poi chissà…mi pare che a tratti se ne dimentichi proprio,) ma ho anche affrontato un fallimento, quello vero, legale, la cosiddetta “morte civile”, come mi disse la curatrice che mi piombò in casa cercando “quadri di valore?”, “opera d’arte di pregio?”. Non avevo che una casa dove vivevo, un’auto e un appartamentino al mare. Tutto venduto, debito con i vari carrozzoni statali appianato, mi è stata ricomprata l’auto. Sono cose che lasciano il segno, soprattutto quando ti viene detto, dopo settimane di vero terrorismo psicologico, che “Il giudice ha verificato che non c’è colpa né frode e non sarà un fallimento giudiziale.” Ma che sollievo! Ma grazie signora! Ma intanto tu devi rendere conto di ogni centesimo che incassi col tuo lavoro e che deve servire per “La mera sussistenza.”
Ho tirato avanti così per diversi anni, rialzandomi, continuando a vivere il più normalmente possibile. Mi sono separata, ho cambiato casa, ho portato avanti la storia d’amore per la quale era è nato questo blog, i miei figli sono cresciuti, il maggiore lavora, la più piccola si è laureata, la mia storia è finita per logoramento e perché I. fondamentalmente non cambierà mai, resterà un insoddisfatto cronico e un traditore periodico. Faccio tre lavori contemporaneamente, vivo rimbalzando per il nordest e adesso sì, veramente, sono un po’ stanchina-ft.Forrest Gump. Calcolate che non è neanche che io sia più una pischella: c’ho un’età, anche se esteriormente e mentalmente forse non la dimostro, anche se quando mi guardo allo specchio a volte vedo solo una ragazza un po’ invecchiata, però il trasloco no, quello non mi ci voleva, ma lo dovrò affrontare.
E come dicono da queste parti, “Avanti col cristo che senò a procession a se ingruma!”

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44 risposte a “Sono un po’ stanchino” (Ft. Forrest Gump)

  1. domenicomortellaro ha detto:

    E i traslochi sfiancano… anche l’anima! Perchè non è mai facile chiudere una porta – con tutto quel che comporta – alle spalle!

  2. Fedifrago ® ha detto:

    Uh come ti capisco ….molti anni or sono mi intestai interamente un’attività che avevo in comune con la mia prima moglie, per risparmiarle angosce e visite di Ufficiali Giudiziari.
    Poi mi sono ripreso, ma il mio rapporto con il denaro è tale per cui non riesco mai a metterne da parte (certo non mi posso lamentare, negli ultimi anni guadagno discretamente, anche se la seconda ex moglie è riuscita a fare evaporare duecentomila in meno di cinque anni) ma di solito qualche sfizio riesco a togliermelo.

    E capisco bene anche il tema trasloco, in un paio delle mie vite precedenti ne ho fatti 5 in 10 anni (contando case, uffici e negozi); l’ultimo poco più di due anni or sono, in una casa “provvisoria” che comunque voglio lasciare (sebbene non per l’obiettivo iniziale). Voglio tornare in città, ma mi frena proprio l’idea di fare l’ennesimo trasloco ….conosci qualcuno che possa smaterializzare tutto qui e rimaterializzare in altro luogo?

  3. Volevolaprinz ha detto:

    Da qualche parte devi pur rincominciare,ti è stato tolto tutto ma non te stessa.
    Rincomincia di nuovo,non abbatterti fai un bel respiro profondo e vai.

  4. Marì ha detto:

    Hai ragione! Mille ragioni…..non ho parole per consolare perché a volte le parole possono essere inutili! Non c é nulla di peggio che affrontare un trasloco quando hai già sulle spalle della vita un carico da 90 ! É capitato anche a me….abbandonata dall Amore, dal mio Capo ho dovuto lasciare Roma e tutti i miei sogni. Un trasloco é tra i maggiori motivi di stress ….. Che si accumula sulle macerie …. Però é un modo , anche se forzato, di CAMBIARE volenti o nolenti…. Ed a volte questi cambiamenti possono portare qualcosa di buono…..e poi ai tuoi figli lasci tanto amore….e poi Ci Sei Tu….. Tu che allarghi le spalle stanchine….e vai avanti sempre!
    ” no signora non é una gobba quella sulle mie spalle, ma lo scrigno che contiene le mie ali ” Giacomo Leopardi
    Un abbraccio
    Maria

    • Dovesei ha detto:

      Hai ragione pure tu Marì, quello che pesa di un trasloco viene moltiplicato dai pesi che già si spingono sulla nostra carretta.
      Ai miei figli darò sempre tutta me stessa, anche se a questo punto della vita ci incrociamo più o meno una volta ogni 15 giorni e soprattutto sono convinti come molti che io sia indistruttibile, ma siamo sempre stati molto legati.
      Leopardi e le sue ali: che bella questa cosa.
      Un abbraccio a te!

  5. Paola ha detto:

    il primo matrimonio ha lasciato casini anche a me, li ho superati tutti, come te, ma sono stati anni difficili. Ho cambiato case, lavori, abitudini e anche città. Sono stanca, voglio invecchiare così. Tanta solidarietà. Paola

  6. katherine ha detto:

    Ti capisco e comprendo il tuo dolore e la tua stanchezza.Hai combattuto così tanti anni come una coraggiosa leonessa che hai tutte le ragioni per sentirti stanca. Anch’io, a questo punto della vita, vorrei soltanto un po’ di tranquillità, ma la vita non lo permette e obbliga sempre a camminare in salita, con enormi pesi sulle spalle.Coraggio, ce la farai anche questa volta. L’amore dei tuoi figli e del tuo compagno ti aiuterà.

    • Dovesei ha detto:

      Grazie Katherine, e so che anche tu ne hai combattute di battaglie e anche i pesi non si sono fatti mancare, per quanto tutto faccia parte del cerchio della vita.
      Per farcela, ce la farò, ma è l’accumulo delle tante fatiche vissute che mi spaventa.

  7. Pinzalberto ha detto:

    Pensa hai nostri nonni nei campi, in miniera, senza analgesici, antinfiammatori, al confronto facciamo comunque una bella vita.
    Anche noi abbiamo viaggiato poco, una vita di sacrifici di giovani genitori, ma non cambierei nulla.

    • Dovesei ha detto:

      Mia nonna materna proveniva da Portomaggiore, sul delta del Po’, classe 1905, 18 tra fratelli e sorelle. Erano altri tempi e soprattutto altra tempra, e i loro traslochi dal paesello a Bologna e poi nella città da un quartiere all’altro erano molto più spartani.
      Io ho viaggiato parecchio, e forse questo un po’ mi manca e mi mancherà ma d’altra parte sono talmente stanca che probabilmente non mi godrei nulla.
      Anch’io non ho nessun rimpianto dei miei sacrifici come genitore, assolutamente, rinuncio a molte cose ma con orgoglio perché la mia “piccola” arrivi agli obbiettivi che desidera.
      Quello che desidererei io è semplicemente un porto stabile, e di non dover essere sempre in qualche modo con la valigia in mano.
      :*

  8. margherita ha detto:

    Vero, verissimo il trasloco è un massacro, sotto tutti i punti di vista! Dopo tante distruzioni e ricostruzioni, magari sarà meno dura di quello che pensi. Ne ho fatti 11 …. sono un’esperta😀

  9. Signorasinasce ha detto:

    Ti sono vicina con tutto il cuore.
    Hai ragione, sto trasloco non ci voleva.
    Io, fossi in te, a sta botta chiederei aiuto a Bip.
    Altrimenti che ci sta a fare?
    Tu sei una cosa bellissima e meriti il suo aiuto.
    Facci sapere.
    S

  10. Linda ha detto:

    Non ci voleva, no, hai ragione, perché con una vita così avventurosa (per non dire difficile) sarebbe stato bello avere un po’ di pace.
    Ma hai, come me, “solo” il tuo lavoro, i tuoi figli e i tuoi ricordi: credo che, in questi tempi malvagi e oscuri, alla fine siamo noi le più ricche.

    Un abbraccio, carissima Simo.

    • Pinzalberto ha detto:

      Concordo, questa è la vera ricchezza! E poi Simo, non rompere le balle! Sei ad uno sputo dal mare, ti puoi permettere gli aperitivi in laguna, lavori in una città unica….. cosa vuoi da noi? Che se mi affaccio dalla finestra vedo i cantieri dell’EXPO, con sto cielo grigio, e mi viene la depressione!🙂

    • Dovesei ha detto:

      Certi giorni mi viene da usarlo, l’aggettivo “difficile”, perche’ la sento tale la mia vita. Poi pero’ penso alle difficolta’ di altre donne, uomini, persone, e mi dico che e’ solo molto complicata, affannata, e che le cose che contano le ho. Perche’ non me ne frega niente delle vacanze che non faro’, dell’auto che non potro’ cambiare nonostante sarebbe il caso data la vetusta’ della mia, del non potermi permettere nessun capriccio. Mi sento serena perche’ ho le cose importanti ma la casa, per quanto in affitto, e’ una delle cose piu’ importanti. E’ dove tornare a leccarti le ferite, la sera. Una volta sistemata andra’ meglio.
      Ti abbraccio Linda!

  11. metalupo ha detto:

    Quella frase lì l’ho usata spesso anch’io.
    Rende l’idea di una fatica abnorme affrontata con lo spirito giusto.
    Corri Forrest! Corri!
    Sei troppo in gamba per mollare.

    • Dovesei ha detto:

      He… Io corro, corro ma a volte avrei bisogno di un punto di ristoro molto ben attrezzato ma niente, solo qualche spicchio di mela e acqua. Ochei, meglio di niente. 😉

  12. Riccardo ha detto:

    (-13) che dire a qualcuno che non sento più da tempo infinito……

  13. Il Pinza ha detto:

    Eccomi!

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