Riassunto delle puntate precedenti (ovvero gli ultimi 15 anni.)

Ricordo che ho festeggiato il capodanno del 2000 a casa, con mia figlia in braccio, a guardare i fuochi d’artificio dalla finestra di una casa nella quale non vivo più. Eravamo tutti ammalati: febbre, vomito, cagotto. Io ero quella messa meno peggio assieme alla bambina, le uniche sveglie. Guardavamo i fuochi d’artificio e mi chiedevo, come ho imparato a non fare più, cosa mi avrebbe riservato quel nuovo anno, quel nuovo millennio. Ora sono dell’avviso che sia meglio non farsi troppe domande, e vivere per quanto possibile alla giornata, alla settimana, che già pensare al mese mi fa fatica.
Ero una giovane donna poco felicemente sposata e nel cuore e nelle viscere c’era già l’uomo che avrei amato per tredici anni. Era una cosa in continua evoluzione, il momento della scoperta, dell’annusarsi reciproco un po’ stupito chiedendosi “Ma è davvero possibile una cosa così? Così profondamente diversa dall’amore sereno, regolare, senza strappi che ho conosciuto fino ad oggi?”
2006- Sono letteralmente col culo per terra. La società di mio marito, e della quale ero socia in minoranza, è costretta a portare i libri contabili in tribunale. Per fortuna ho anche un lavoro mio, ero una CO-CO-PRO, che sei pagata da fame e quando il PRO è finito ciaone PROprio, ma per fortuna, ripeto, avevo quel cazzo di lavoro. Tiro avanti per un po’ di tempo ancora il mio matrimonio irrimediabilmente liso, perdo tutto, anche l’auto -che era poi l’unica cosa veramente di mia proprietà- vendiamo la casa, ci separiamo. Il mio uomo, quello per il quale ho iniziato a scrivere questo blog, c’è sempre. Lui è la mia sponda, il mio rifugio, anche se in realtà col tempo, con gli anni, ho realizzato che più che altro ero io il suo rifugio, la sua sponda sicura.
Vado a vivere in un appartamento vecchiotto ma più che dignitoso, al quarto piano senza ascensore, portandomi appresso la libreria e le camere dei miei figli. Nel giro di qualche mese mi sistemo grazie ai miei genitori, con poca spesa e molta inventiva. I rapporti col mio ex marito sono tesissimi ma cerchiamo di comportarci da persone civili per i ragazzi. Sembra una frase fatta ma è, alla fine, l’unica vera priorità.
Fine 2007- Il lavoro finalmente ha preso l’onda giusta, la mia storia con I. continua in un alternarsi di folie à deux e discese agli inferi. Mi ama ma ha paura del salto, che tra l’altro nessuno salvo la sua coscienza gli chiede di fare. Mi ama e gli sono necessaria come l’aria. Mi ama e mi tradisce, quanto rido adesso, ad essermi bevuta questa verità, che amare e tradire possano convivere. Mi tradisce ovviamente con una “comoda”, una della sua città – ah già, perché io e lui non viviamo nella stessa città- avevo omesso il particolare. La voce mi arriva da amici comuni. Lo prendo per gli stracci e gli chiedo se è vero. Si libera la coscienza e mi dice che sì, è vero, ma lui non ha mai smesso di amarmi, era una cosa così, lei molto figa e agressive, motociclista, paracadutista, come si fa a resistere? Non resisto io alla conferma e lo lascio. Tornerà dopo tre mesi, con la coda tra le gambe e comunicandomi che in ogni caso ha parlato alla moglie. Si separa, esce di casa e torna a vivere da sua mamma. Da quel momento siamo una coppia alla luce del sole, non più una coppia sulla bocca di mezza Brescia. Sono anni di corsa folle, a rotta di collo. Un fine settimana da me, uno da lui, le vacanze insieme, i figli che si conoscono.
Sono anni di dolori, anche. Muore mio padre e ad un anno e mezzo di distanza vola via anche mia mamma. Svuoto la loro casa, accatasto ricordi e cose che non posso, non voglio vendere o peggio buttare. Qualcosa regalo alla signora che dava una mano a mia mamma a casa e poi la assisteva in ospedale e in casa di riposo quando io non potevo essere con lei.
I. c’è sempre, mi sorregge, mi ama – in quegli anni sì, mi ha amato sul serio- si prende cura di me. Però. Però è un uomo che non sopporta le difficoltà e i dolori sulla lunga distanza, gli mettono ansia, voglia di fuggire. E’ un uomo fortunato I.: in tutti gli anni in cui siamo rimasti insieme la sua vita non ha subito scosse. Stesso lavoro da quando aveva 25 anni, lavoro blindatissimo in settore ultra sicuro. Casa comprata dai suoceri e poi venduta per una più grande, con mutuo piccolo piccolo. Nel 1999 muore suo padre, dopo due anni di malattia da lui assolutamente rifiutata mentalmente: non era vero, non sarebbe successo nulla. Dopo questo lutto a lui, personalmente, nulla più è capitato. Tutto liscio, tutto regolare. Unica dolce spina la nostra storia, che però appunto si regolarizza e va avanti, piena di gioia, di progetti, di vacanze, di amici. Fino a due anni fa, quando la noia, no, non ho detto gioia ma noia, non inizia a farsi di nuovo strada nelle sue giornate scandite da ufficio, running e serate a casa con la mamma. Certo, ogni venerdì o arrivavo io o arrivava lui, ma vuoi mettere la sicurezza di una donna che ogni sera ti apre la porta di casa? La tranquillità, la serenità fissa, ogni giorno, 365 giorni all’anno? Mi accorgo immediatamente che qualcosa non va, e non attraverso i “soliti” segnali, perché curiosamente la passione tra noi è sempre stata altissima. No, sono segnali piccoli, all’apparenza insignificanti: sortite improvvise su Twitter con la scusa di controllare me. In 4 e 4 otto individuo la prossima prescelta: più giovane di me, ragazza madre con bambina di otto anni, mansardina di proprietà, lavoro un po’ precario ma creativo, bella donna. Si conoscono, la conosco. Anche questa profondamente diversa da me, una di quelle donne che per un uomo si annullano totalmente, e poi cuoca sopraffina, “Mum, journalist, perhaps there’s a light at the end of the tunnel.”
Osservo per un po’ di settimane e poi lo affronto. Nega, nega, nega e piange. Lo butto letteralmente fuori di casa mia, butto in un cassonetto della Caritas i suoi vestiti e mando a prendere i miei da un’amica. Lui si dispera ma poi piano piano si insedia nella mansarda della “Mum and journalist” per tornare ogni tanto dalla sua, di mum, quando la nuova donna chiede certezze.
Io tiro avanti senza troppo dolore. Costa ammetterlo ma probabilmente non ci amavamo più, è che a letto si andava a mille. Tiro avanti e vengo contattata da una società di servizi che ha bisogno di una collaborazione d’urgenza: traduzione in inglese e tedesco di pagine web di grossi personaggi sportivi.
La prima volta che ho incontrato Bip ho pensato A)”Ma quanto è alto!” B)”Ma quanto è allegro!”
Ci ha messo del tempo a convincermi che eravamo fatti uno per l’altra, è stato paziente, presente, tenace ma mai insistente. Non mi fidavo molto, troppa vita sociale, troppe belle e bellissime donne che gli ronzavano e gli ronzano attorno. Il resto effettivamente calzava: divorziato da anni, due figli di 7 e 9 anni, vita da scapolo in un residence, parecchie conoscenze in comune. Alla fine gli ho dato fiducia e gli ho aperto la porta di casa e la porta del mio cuore. Ho scoperto un uomo sereno, risolto, positivo, garbato, intelligentissimo. Ho scoperto un uomo che sa fare il padre come pochi, e un figlio adorabile di un padre che, come mia mamma, sta regredendo nella nebbia ma lui non si spaventa e lo sostiene, e sostiene sua madre, donna fortissima e positiva che nell’ultimo anno ha combattuto e vinto una battaglia durissima contro un tumore al seno senza mai lamentarsi, uscendo a cena con noi sfoggiando cappelli di tutti i tipi, interessandosi ai nipoti, alla figlia che vive all’estero, alle donne col suo stesso problema. Ho scoperto che la famiglia allargata può non essere un’utopia se incontri le persone giuste.
Ho scoperto che l’amore ha mille facce, mille sfumature e non necessariamente ti fa strappare i capelli e il cuore.
Ho cambiato di nuovo casa e per ora preferisco che lui si tenga il suo quartierino da scapolone, e che è bello aspettarlo di ritorno dai suoi viaggi che sono sempre più brevi, e che è bellissimo ritrovarsi a mangiare un hamburger con tutti i nostri figli, anche se tra i miei e i suoi c’è una grande differenza di età.
Ho scoperto che un uomo che sa sorridere sempre alla vita, e sa cogliere la speranza anche quando sembra buio pesto, è un tesoro.
Grazie Bip, sei un tesoro inaspettato. Chissà se tra cinque, sette, dieci anni dirò lo stesso ma non importa, tu mi hai insegnato a cogliere la positività in ogni giornata.

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39 risposte a Riassunto delle puntate precedenti (ovvero gli ultimi 15 anni.)

  1. Dave Brick Pinza ha detto:

    Mi sento di ripercorrere la tua stessa vita, spero vada tutto bene. Fino a qualche mese fa non ci avrei mai creduto.

    • Dovesei ha detto:

      Crederci è d’obbligo Alby. Sarà faticoso, molto faticoso, ma coltiva e cura il tuo amore e credici, ogni giorno.
      Io non rimpiango nulla ed ho molti bellissimi ricordi di ciò che è stato, e credo fermamente in ciò che vivo ora, un giorno alla volta, un passo alla volta.

      • Dave Brick Pinza ha detto:

        Non so come fai, sto provando esattamente il contrario. Soffro al pensiero dei bei momenti passati, soffro per questo amore a distanza e con la mia sofferenza faccio soffrire anche gli altri. Come hai fatto, qual’è il tuo segreto? Io non so proprio vivere da solo.

        • Dovesei ha detto:

          Perché anche tu ti sei dimenticato di Alby. Sembra un paradosso ma è così. Vivi con te stesso, ascoltati, ascolta anche le voci peggiori che ti saliranno da dentro. E poi viziati, magari anche solo con un panino ma che sia con qualcosa che ti piace un sacco, e una birra di quelle 🔝. Impara ad amarti, e ovviamente lasciati amare e ama, ma vivere da soli fa crescere e diventare migliori.

          • Dave Brick Pinza ha detto:

            Ci proverò, per il momento è molto dura….

          • Dave Brick Pinza ha detto:

            Io ho bisogno di amore, Albi non mi basta. È da quando ero piccolo che desideravo diventare padre, avere una famiglia. Adesso non sono più sicuro che riuscirò a rifarmela, ho tanta paura di perdere la persona che amo. Chi è causa del suo mal….

          • Dovesei ha detto:

            Frena, frena, frena Alby! Considera che una famiglia ce l’hai, sgarrupata ma ce l’hai. Prima di pensare a rifartene un’altra impara a godere di ciò che hai: una donna che ti da amore, quattro muri tutti tuoi dove ricominciare, una famiglia d’origine che ti sta vicina. Vado male, qui, ad esporti il mio punto di vista ma così, per quello che posso dirti qui, io lascerei perdere per ora una nuova famiglia. Tu e la tua donna siete una piccola famiglia. Il resto un passo alla volta.
            Mi fermo perché sento che stai per tirarmi una scarpa.

          • Dave Brick Pinza ha detto:

            Ci proverò, per il momento è molto dura…. Ma tu sei una mamma che si è tenuta i figli…. io no, sono solo. Mio figlio in tre mesi l’ho visto sei volte…

          • Dovesei ha detto:

            Questo dipenderà anche da tuo figlio, immagino. Avrà bisogno di tempo, di capire, di lasciar passare risentimenti, non so. So però che anche una coppia appena formata ha bisogno di tempo.

          • Dovesei ha detto:

            E poi Alby i figli non si tengono, dovrebbero essere lasciati liberi di scegliere e riscegliere. Come vedi ho usato il condizionale. Ci sono troppe variabili in una separazione.

          • Dave Brick Pinza ha detto:

            Ma hanno scelto…. la mamma è sempre la mamma…. 😊

  2. Signorasinasce ha detto:

    Ti ho letta immaginando tutto. Molte cose le sapevo. Altre mi erano sfuggite, ma pensandoci bene le ho sempre sapute.
    Anch’io da giugno 2012 vivo alla giornata. Non so più vedere oltre la settimana.
    Un abbraccio dalla Lombardia
    Stefania

    • Dovesei ha detto:

      Stefania! Ti leggo ma non commento mai. Ti leggo e penso a Montisola e alla Lombardia che continuo ad amare.
      Vivere alla giornata è, dopo anni passati a pianificare e progettare sul nulla, la cosa più saggia da fare.
      Ti abbraccio forte forte.

  3. metalupo ha detto:

    Sono felice di sentirti serena.
    Davvero.

    • Dovesei ha detto:

      Ti dirò Luperrimo, dopo averne passate laqualunque alla fine do ragione agli strizzacervelli: se non si fa la pace con sè stessi è difficile essere sereni. Certo una persona come Bip accanto aiuta moltissimo, però per raggiungere la serenità ho litigato molto, con la Simo. Ti abbraccio.

  4. Volevolaprinz ha detto:

    È bello ridere con la persona che si ama,bellissimo…questo è un momento in cui non riesco a ridere,non ce la faccio proprio..e vorrei mangiarli pure io degli hamburger,semplicemente hamburger..ma quanto lo vorrei. Fermo e sospeso..e la cosa mi fa incazzare da morire,perché io sono uno che ride,sono uno positivo,uno che guarda avanti..ma oggi non riesco a ritrovarmi

    • Dovesei ha detto:

      Non è che i tempi e il mondo che ci circonda aiutino, e comunque io a far la pace con me ci ho messo anni. Forse ho iniziato a farla mano a mano che l’amore per I. Scemava. Forse.
      In bocca al lupo, e forza, continua a cercarti.

  5. Bia ha detto:

    La cosa più bella della tua storia è che non hai mai smesso di vivere, ma hai aggredito la vita e ti sei presa tutto ciò che la vita ti doveva. Sei una donna forte e coraggiosa, un esempio per non smettere mai di sognare e di credere nel proprio futuro! Io sto iniziando nell’ultimo anno a fare pace con me stessa, a volte ci litigo ancora a muso duro, ma vedo il percorso giusto. So di essere sulla giusta via! Un abbraccione e avanti tutta!🙂

    • Dovesei ha detto:

      Grazie Bia. In effetti sono una specie di Panzer che fino a qualche anno fa non sapeva di esserlo, al limite mi sentivo una Panda 4×4.
      Che la forza sia con te. 💪

  6. katherine ha detto:

    La vita è dura e la felicità difficile da raggiungere. E’ facile scoraggiarsi, smettere di lottare, lasciarsi andare. Ma ci sono i figli, l’orgoglio, la voglia di vivere, nonostante tutto. E allora il miracolo accade e tutto cambia, e la ruota del destino comincia a girare nel verso giusto. “Aiutati che il Ciel ti aiuta!” dicevano i nostri vecchi. Probabilmente era qualcosa di scientificamente dimostrato: il Destino aiuta chi per primo si aiuta e non smette di combattere, nonostante tutto.
    Buona vita e tanta felicità, te la meriti. Un abbraccio!

    • Dovesei ha detto:

      Un abbraccio a te Katherine. Certo se non siamo noi per primi a darci una mossa è difficile far anche solo semplicemente girare le cose, ma a volte si è davvero emotivamente troppo stanchi per farlo. Ho passato anch io i miei periodi “contemplativi”, ma durano poco.

  7. Paola ha detto:

    Un percorso simile il mio, matrimonio sbagliato, figlio a carico, storia d’amore folle e appassionata con uno che mi ha tradito molto ma che è sempre tornato piangendo. Dopo anni dico basta e lo mollo. Poco dopo conosco il mio attuale marito in una chat online, all’epoca eravamo dei pionieri e nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di noi. Invece il suo bel carattere, solare e allegro, ha mitigato la mia ombrosità e diffidenza e devo dire che il nostro amore va avanti perchè lui ha un carattere meraviglioso, io scazzo molto facilmente, ma i fondamentali ci sono ed il nostro è il classico amore maturo e consapevole. Poi quello che sarà non so, per ora ci avviamo ai 12 anni di matrimonio. In bocca al lupo per tutto! Paola

  8. delphine56 ha detto:

    Ti auguro ogni bene perchè te lo sei conquistato con tenacia e determinazione. Ho letto la tua storia e mi sono emozionata per la tua forza. Non è mai questione di fortuna, certe cose belle bisogna conquistarsele ^_^

  9. Bulut ha detto:

    Ma e’ bellissimo tutto questo!🙂

  10. Riccardo ha detto:

    Ho mio padre adesso in Avalon ciao Simo.

    • Dovesei ha detto:

      Ciao Riccardo. Scusa ma dal tablet non sempre vedo tutti i commenti. Mi spiace per tuo padre, ma tu se non altro hai molte più competenze per affrontare il percorso.
      :*

  11. Fedifrago ® ha detto:

    Percorsi simili, anche se con motivazioni differenti.
    Hai ragione, quando rispondi ad alcuni commenti, dicendo che bisogna sempre ritrovare se stessi; anche se con il passare del tempo un po’ di sfiducia – a fronte dei vari “insuccessi” – tende ad insinuarsi. Non si può vivere né con i rimpianti né con i surrogati, ma ricordare con un sorriso (anche se a volte un po’ malinconico) quando di bello e prezioso ci è stato dato di trovare sul nostro percorso.
    Buona fine settimana

  12. Stella ha detto:

    Dovesei…Ti ho letta per caso cercando un aiuto obiettivo, e questa storia mi ha regalato un’amica stasera. Da venerdì mi sembra di non aver dormito più di 1 o 2 ore a notte, sono confusa e non so se quello che sto scrivendo ha davvero un senso, ma ho bisogno di parlare con qualcuno, sono sola al mondo e stasera google mi ha regalato la tua storia, mi ha fatto brillare gli occhi, mi ha ridato fiducia nel futuro (sul momento…perché sai bene che le emozioni delle amanti sono bipolarismo puro).

  13. Stella ha detto:

    Dovesei… Stasera google mi ha regalato un’amica… O uno specchio…dove io ho visto l’altra me…Mi sento sola, sola al mondo… E con il classico cuore bipolare tipico delle amanti disilluse. O illuse. Insomma, a fasi alterne. “nessuno mi capisce” è l’unica frase da emo teenager che mi viene in mente. Eppure credo fermamente che tu mi capiresti… Non vedo più il mio futuro, vedo tutto nero, sento solo i pezzi del mio cuore che navigano su un liquido che sembra un rigurgito. Il reflusso di una ragazza “violentata” del suo cuore.

  14. Rosa Cor ha detto:

    Dovesei… Stasera google mi ha regalato un’amica… O uno specchio…dove io ho visto l’altra me…Mi sento sola, sola al mondo… E con il classico cuore bipolare tipico delle amanti disilluse. O illuse. Insomma, a fasi alterne. “nessuno mi capisce” è l’unica frase da emo teenager che mi viene in mente. Eppure credo fermamente che tu mi capiresti… Non vedo più il mio futuro, vedo tutto nero, sento solo i pezzi del mio cuore che navigano su un liquido che sembra un rigurgito. Il reflusso di una ragazza “violentata” del suo cuore.

    • Dovesei ha detto:

      Potrei dirti mille cose nel tentativo di rappezzare quel cuore che galleggia in quello che E’, bada bene, è, non “sembra” un rigurgito.
      L’unica cosa sensata è regalarti un post di un mio blog che non c’è più. E’ datato 2006 e stavo con Ivan da ben sei anni.
      Non so se ti sarà d’aiuto, ma qualche lampadina in più spero la accenderà, in quel buio in cui naviga il tuo cuore.
      E sì, credo che ti capirei perfettamente.
      Voilà:

      “Chiunque sia stato realmente coinvolto sentimentalmente ha sognato che esistesse un magico bottoncino, nascosto chissà dove. Ti alzi una mattina, stanca di patemi e paturnie, di perchè e percome, di ma sì poverino/a capiamolo/a ancora una volta. Ti alzi ed operi una sorta di eutanasìa del sentimento, no non di tutti i sentimenti: del tuo sentimento verso quel meraviglioso stronzo del quale sei innamorata nonostante blablablabla e a prescindere dal fatto che blablabla.
      Ho sperato che esistesse almeno una decina di volte in questo tempo dilatato che ho trascorso con I. ma senza di lui eppure con lui, così fortemente.
      Ho creduto di trovarlo immergendomi nel lavoro, facendomi coccolare dagli amici più fidati, uccidendomi di fatica su un tapis roulant, andando al cinema, ascoltando musica idiota.
      Ho creduto di trovarlo partendo, e questo è forse l’unico modo col quale arrivi a sfiorarlo, quell’interruttore, ma poi l’ho perduto di nuovo. L’ho perduto per la prima volta sulla terrazza del Empire State Building. L’avevo trovato e sfiorato, l’interruttore, partendo per gli Stati Uniti con P. poco dopo che il finto tentativo di suicidio della moglie di I. aveva suggellato senza bisogno di parole la fine di tutto, la fine del nostro volo altro, del nostro piccolo progetto umano di un tratto di strada da percorrere. Avevo avuto l’opportunità di partire e mettere l’oceano di mezzo alla fine di una storia. Significava per me averlo individuato, quell’interruttore. C’era P., c’erano altri due amici, c’era New York ritrovata dopo 20 anni, c’erano i miei in buona salute e la certezza di avere lasciato i miei figli in buone mani per due settimane.
      Dormivamo a Tribeca in un residence, il cellulare che avevo allora non consentiva di ricevere chiamate intercontinentali. Avevo un coltello piantato nel petto ma lo sfilavo lentamente. Passavano i giorni e l’immagine di I. sbiadiva come certe foto ritagliate da una rivista che inspiegabilmente in poco tempo perdono brillantezza. Poi una mattina P. decidiamo di salire all’ultimo piano delle Twin Towers ma niente, c’è troppo vento e non si può. Nel pomeriggio il vento si placa e P. che è un inguaribile romantico decide che le Torri sono troppo moderne, dai che si va sull’Empire. Arrivata lassù mi sono guardata attorno e mi sono guardata dentro; c’era una bellezza devastante attorno a me, New York, la “meravigliosa catastrofe” definita da Le Corbusier, un panorama di quelli che ti restano dentro per la vita. Mi è venuto in mente che tu mi avevi raccontato di non essere potuto salire all’ultimo piano delle torri per lo stesso motivo: vento. Era accaduto un paio d’anni prima durante un soggiorno a New York per lavoro. Tre settimane di stage da solo, dividendo la stanza d’albergo con un ragazzo polacco che viveva a Milano e lavorava per il tuo stesso gruppo. Tre settimane di libertà e serenità con due pensieri: quello di tua figlia a casa e quello che mancasse “qualcuno” con cui condividere tutte quelle cose che ti riempivano gli occhi e l’anima. Sensazione più forte quando eri salito sulla terrazza dell’Empire. Mancava qualcuno, un qualcuno che non esisteva o chissà dov’era, chissà se c’era. Quel qualcuno che sarei poi diventata io.
      E così alcuni anni dopo, mentre i miei occhi accarezzavano lo stesso panorama, improvvisamente quell’interruttore per spegnere definitivamente l’amore, la passione, che mi pareva così a portata di mano è scomparso, puff…nonostante New York e gli amici e l’euforia del viaggio e le carezze ai miei figli mandate da lassù.
      Lì ho capito che c’è fine solo se noi vogliamo che ci sia. Lì ho capito che siamo padroni e dittatori di noi stessi e del nostro sentire, che l’amore muore di una morte lenta ma definitiva, senza interruttori o tagli chirurgici. Ho capito che fin che ci appelliamo ai se, ai ma, che fino a che giustifichiamo, cerchiamo di capire, perdoniamo, ci illudiamo, non lo facciamo che per bisogno: bisogno di QUELL’amore, quello e non un altro. Magari ognuno per motivi diversi, ma la causa o il fine quello è: amore e l’idea che ognuno di noi ha dell’amore.”

      • Stella ha detto:

        “Ho capito che fin che ci appelliamo ai se, ai ma, che fino a che giustifichiamo, cerchiamo di capire, perdoniamo, ci illudiamo, non lo facciamo che per bisogno: bisogno di QUELL’amore, quello e non un altro.”
        …e cosa succede quando QUELL’amore, che credevi puro e al di sopra di ogni cosa materiale e terrena, diventa il coltello posseduto che sferra 18731mila colpi a quell’organo che pulsa e che pompa il sangue e che ci fa morire d’amore?
        Cosa succede quando quel “meraviglioso stronzo” tradisce l’amante con una terza donna? Io più giù di così non credo di poter andare. Non mi metto più neanche il mascara la mattina. Si dia il caso che Quel meraviglioso stronzo sia il mio capo: #amorproprioucciditi.
        PS.. E’ curioso che tu abbia tirato fuori un post di quando la vostra storia aveva 6 anni di vita. Noi, dopodomani, ne avremmo fatti proprio 6. 6 anni di illusioni e di bugie. #bugiardoseriale #traditoreseriale.
        La cosa che mi fa più schifo è che lo amo ancora.

        • Dovesei ha detto:

          Non ho verità assolute da propinarti, ma quello non è più amore, e’ bisogno di amore e di essere amate. L’amore deve arrivare e fare stare bene, non essere speso per un traditore seriale.
          Il fatto che sia il tuo capo rende tutto più pesante ma rifletti sul fatto che “bisogno di amore” non è amore.

  15. Stella ha detto:

    Chiedo scusa per i tre commenti uguali, ma il pc era diventato anch’esso bipolare.

  16. Dovesei ha detto:

    L’ha ribloggato su Doveseie ha commentato:

    Stupita della mia capacità di sintesi, ribloggo me stessa e il succo della mia storia.
    Quanta strada nelle scarpe…

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