Appuntamenti.

Nella mia vita ho alcuni appuntamenti irrinunciabili, di quelli che se ne manco uno ci sto proprio male.
In ordine sparso il mio corso di sceneggiatura e narratologia, il parrucchiere, un espresso al Caffè Florian almeno ogni due settimane (per questione di costi e di distanza dal sestiere dove lavoro,) un giro al mercato del pesce di Rialto senza poter comprare nulla perché sennò ora di sera due orate in borsa non mi farebbero fare una grande figura coi colleghi, e due pause pranzo o aperitivo con la mia amica del cuore, F.

Il giretto a Rialto è una questione puramente sensoriale; la bellezza del posto, anche se al momento il ponte è coperto per restauri gentilmente offerti dal signor Rosso aka Diesel, è fuori discussione, e poi c’è il mercato mattutino del pesce, tanto pesce, ogni tipo di pesce messo là con tale eleganza, tra chiazze di alghe meravigliose con le quali le donne veneziane sanno fare polpettine fantastiche. Mi perdo tra i profumi e i colori e la cantilena dalla “ere” arrotata dei veneziani e il tutto rende migliore la mia giornata.

Il corso di sceneggiatura e narratologia è una mia creatura. L’ho voluto con tutte le mie forze perché chiacchierando con amici e conoscenti mi ero resa conto dell’urgenza di tanti, uomini e donne, del cercare di mettere ordine al loro desiderio di scrivere. E’ stato macchinoso convincere l’assessore alla cultura a mettere in piedi il tutto ma alla fine ce l’ho fatta ed è il terzo anno che il corso decolla. Qualcuno si perde inevitabilmente per strada ma i più arrivano a giugno e pubblichiamo- naturalmente a nostre spese – una piccola antologia di racconti e nel corso di una sempre affollata serata estiva alcuni brani vengono letti dai partecipanti al corso di lettura espressiva, con sottofondo di musica dal vivo e conclusione a prosecco e rinfresco home made, della serie che ognuno porta quello che gli va. Per me è una gioia vedere persone di ogni età (quest’anno il range va dai 20 ai 60 anni) aprirsi, liberarsi nel corso dei mesi, creare i loro personaggi, inserirli in una struttura narrativa, farli crescere, vivere, amarli, a volte odiarli a causa del classico blocco dello scrittore. Mi piace immaginare quanto di loro ci sia nel protagonista principale e quanto nell’antagonista, cosa si nasconda nello scopo del racconto. E’ una fatica anche fisica perché due ore e mezza di laboratorio ogni dieci giorni, dalle 19 alle 21,30, per gente che ha lavorato tutto il giorno non sono leggere ma all’inizio rompo il ghiaccio arrivando col thermos del caffè e i biscotti per tutti, poi qualcun altro porta qualcosa, pizzette, prosecco, tisana, coca-cola e ogni tanto facciamo un breack e quattro risate. E’ un’esperienza umana bellissima, che economicamente mi rende sì e no le spese ma ne vale la pena e non vi rinuncerei mai.

Il parrucchiere fa tanto sciura borghese ma più passano gli anni più mi scopro come Gaber. il potere rilassante di uno shampoo fatto da altri, nel mio caso, i capelli stirati ad hoc, il caffè sempre gentilmente offerto, uscire e sentirmi innegabilmente più pheega anche se così non è. Neanche a questo rinuncerei mai, anche se non sono fedele a un parrucchiere in particolare ma ho i miei tre, a rotazione, a seconda di dove-sono-che-giorno-ora-è.

L’espresso al Florian. Dato che ho l’enorme fortuna di lavorare nella città più bella e unica al mondo e dato che piazza San Marco è a un quarto d’ora di vaporetto dall’università, se riesco ad uscire a un’ora umana faccio una puntata nel salotto sontuoso della Serenissima. Un espresso al banco osservando l’umanità più varia e strana che si possa immaginare, o se ho tempo e soldi in più mi siedo e ammiro. Ammiro tutto, i vassoi argentati, le brocche di vetro soffiato, i dolci non buoni ma bellissimi, i camerieri in livrea coi bottoni dorati, gli affreschi, i turisti col naso schiacciato contro le vetrine che fotografano un posto che è un pianeta a parte, lì, immutabile dalla metà del 1700 sempre a mescere caffè e cioccolata.
Lì mi sento serena, felice, e lì ho anche molti bellissimi, dolci ricordi.

Poi, last but not least, ci sono i due appuntamenti settimanali con F., la mia adorata F. Io e F. siamo amiche da trent’anni. L’ultima persona con la quale avrei pensato di poter instaurare un’amicizia così bella, profonda, pura e sempre viva. Lontane anni luce per nascita- io in una grande città, lei in una frazione di paese sperduta nelle Prealpi- per formazione, per aspetto fisico – io una “cosina tutta fine” (sua definizione), lei un gran pezzo di donna alta un metro e settantacinque, due mani come badili, un lavoro che la maggior parte degli uomini non reggerebbe, un’intelligenza pronta, agile, una sensibilità che mai ci si aspetterebbe, ben nascosta sotto una scorza sviluppatasi a causa di mille avversità e casini.
Amicizia a prova di bomba, la nostra. A prova di vite seminate di eventi-mina, di matrimoni finiti, di amanti stronzi, di rese e rinascite. Ci troviamo immancabilmente il lunedì e il giovedì per una pizza o un aperitivo. Mangiamo, ridiamo, a volte ci è capitato anche di piangere, come no. Osserviamo i ragazzi e le ragazze intorno, o le coppie più avanti negli anni e con uno sguardo cataloghiamo e commentiamo, a volte con tenerezza a volte meno. Dio quanta vita abbiamo vissuto affiancate, quanti guai, sconfitte, cadute, risate, concerti, film, quante cazzate abbiamo fatto raccontandocele e cercando un perché che non c’era. Senza mai giudicarci, tenendoci sempre strette perché l’amicizia, quando è profonda e limpida, è quanto di più simile all’amore possa esistere.

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9 risposte a Appuntamenti.

  1. Diemme ha detto:

    L’amicizia è amore, e semmai è l’amore – quello sentimentale – a essere qualcosa di simile all’amicizia… ma con molti più vincoli!

  2. ilmiosguardo ha detto:

    Complimenti per le tue passioni, per i momenti per te: fai benissimo a ritagliarti tempi e spazi.
    Gratificano, aiutano, sono sprazzi di luce e fanno la differenza in giornate grigie o pesanti o difficili.

    E sei fortunata ad avere un’amica così, come lei lo è avendo te. Non importa la distanza, non importa la diversità. La prima si supera, l’altra arricchisce.

    Concludo dicendo che sono proprio d’accordo con te sul fatto che l’amicizia, quando è profonda e limpida, è quanto di più simile all’amore possa esistere.

    Un sorriso,
    bella giornata🙂
    Ondina

  3. delphine56 ha detto:

    Domani verrò a Venezia con la mia AMICAAMICA a festeggiare il nostro 60 compleanno, è un’amica come la tua amica F., trascorreremo un fine settimana nella città più romantica del mondo! Grazie per i consigli, ci perderemo a Rialto ad annusare e godere dei colori del marcato, sperando che di sabato ci sia, ed un sontuoso caffè da Florian non ce lo leva nessuno!
    Peccato non vivere più vicine, al corso di narrazione verrei volentieri.

  4. Bulut ha detto:

    Com’e’ bello questo post!
    Mi ha colpito soprattutto la tua descrizione del corso di sceneggiatura e narratologia: mi ha commosso davvero leggerti perché mi hai trasmesso il fatto che tu lo fai con passione, e mi sembra di vedere i partecipanti che via via che il corso procede stringono legami, si organizzano a portare il the’ caldo o dei biscotti o delle pizzette… Insomma una dimensione umana che eleva l’animo.
    Inoltre e’ bellissimo come descrivi la tua amicizia con F.
    E da ultimo, e’ bellissima Venezia…🙂

  5. PuroNanoVergine ha detto:

    Che bel post,
    dovresti proporlo come introduzione al prossimo corso che terrai (da come scrivi e da come vivi saresti una docente perfetta): un corso sulla ricerca della serenità.

  6. Paola Muzzolini ha detto:

    ahhh le amiche! ciao, paoladazero

  7. Io ho la fortuna di abitare non lontano da un mercato che amo moltissimo e dove vado a comprare ogni volta che posso. E anche non lontano da uno di quei bar storici (nel mio caso, un liberty che adoro) dove forse la bontà è inferiore alla bellezza ma anche l’occhio vuole la sua parte. E di avere un paio di quelle “amiche improbabili” che spesso sono le migliori, quelle che più passa il tempo e meglio ti ci trovi🙂

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