Giorni così.

Non è stata una settimana da ricordare, decisamente. Compie gli anni il mio amico P. Ci conosciamo e ci vogliamo bene da quando avevamo 14 anni. Bella festa nella sua casa in stile dannunziano, amici, risate, salame, prosciutto, vino rosé, fotografie. Finita la festa si sparecchiava e lui mi fa <<Ti devo dire una cosa>>. Dato che lui a Bologna ci vive ed ogni volta che ci sentiamo mi aggiorna su divorzi, corna, malattie, dipartite, butto là un <<Dai, chi è morto?>> a mò di esorcismo.
<<Non è morto
nessuno però oggi mi ha telefonato la Dona. Ha un tumore al seno, anzi glie ne hanno trovati due. Già operata e dato che erano di quelli cattivi dovrà fare sia chemio che radio. non voleva che te lo dicessi ma penso che sia meglio che tu lo sappia.>>
Io, P. e la Dona abbiamo vissuto gli anni del liceo e dell’università come un tutt’uno: esami, scazzi, fidanzamenti, sfidanzamenti, matrimoni, P. e il suo outing e le sue storie d’amore travagliate, io e le mie storie d’amore travagliate. La Dona era invece quella regolare, molto bon ton, perbene. Sposata da una vita al suo primo e unico moroso, una figlia, un lavoro da insegnante. Salda, mai uno sbandamento. ha sempre sopportato le intemperanze sentimentali e non sia mie che di P. Ha finto di capire il suo essere gay, la mia irrequietezza. E adesso io rifiuto l’idea che possa stare male, perdere i capelli, rischiare la vita. La Dona, ragazza tutta d’un pezzo che si ricorda compleanni e ricorrenze. Bella come è sempre stata, fine, una donna di classe.
Ho accusato il colpo. Domani ho io la mammografia, quella di screening, e me la sto facendo sotto più di sempre.
Non bastasse, stamattina mi arriva un messaggio da M., l’amico che si è separato due anni fa. Nel suo cercare di ricostruirsi una vita, nel suo aver cambiato casa, lavoro, aveva incontrato una signora deliziosa, moglie del suo titolare. Nessuna implicazione sentimentale, solo una grande amicizia. Forse lei era un po’ infatuata di lui ma in modo silenzioso, garbato. L’ha aiutato, supportato, l’ha sostenuto, l’ha spinto a coltivare un’improvvisa passione per la poesia, si confidavano tutto. La portava qualche volta fuori a cena e lei voleva conoscermi, sapendo quanto e come ho supportato a mia volta M. durante e dopo la fine del suo matrimonio. Ci si parlava al telefono in vivavoce mentre io e M. andavamo al cinema o quando lui veniva a cena da me.
<<Dobbiamo incontrarci Simo! Abbiamo tante cose di cui parlare!>> ed era vero. Avevamo una sensibilità simile anche se io ho una visione forse più disincantata della vita.
Parlo al passato perché il messaggio di stamattina era << Simo, Flavia se n’è andata. Non c’è più.>>
Un altro cazzotto allo stomaco perché anche se sapevo che lottava da anni contro quel qualcosa partito non so bene dove e finito con l’intaccare il cuore, sembrava stare bene, controlli ogni tre mesi ma sembrava farcela. Il giorno 20 avrebbe avuto l’ennesimo controllo e invece quella che sabato sembrava un’influenza intestinale se l’è portata via in  quattro giorni.
M. piangeva come non l’ho mai sentito piangere. << Neanche quando è morto mio padre ho pianto.>>, e singhiozzava, e io muta a non saper che dire se non che non è giusto che una donna di 55 anni se ne sia andata così, lasciando una figlia di sedici anni.

No, non è stata una gran settimana.

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18 risposte a Giorni così.

  1. metalupo ha detto:

    Poi uno se le ricorda per sempre settimane in vacca come questa.
    Sai già che ti abbraccerei.

  2. silvia ha detto:

    Mi dispiace anche se non ti conosco.
    Le morti premature lasciano sempre un senso di ingiustizia.

  3. Bulut ha detto:

    No, davvero no. Non e’ stata una gran settimana.
    So solo dire che mi dispiace. Un abbraccio,

  4. ilmiosguardo ha detto:

    Non mi viene altro che un abbraccio.
    Mi spiace davvero tanto …😦

    Ondina

  5. Paola ha detto:

    Che orribili notizie, Simo. Sono quelle brutture della vita che ti fanno riflettere e rivalutare una serie di comportamenti e approcci spesso sbagliati. Un abbraccio. Paola

  6. Fedifrago ® ha detto:

    E ci sarà pure un ca@@o di disegno superiore …..ma io non riesco proprio a vederlo, in tutto questo.

  7. katherine ha detto:

    E’ un periodo duro questo, che dura da parecchio tempo. Anche i miei amici se ne vanno, mariti, mogli, conoscenti…Hanno aperto da noi un posto apposito, chiamato “la casa del commiato” dove c’è tutto l’occorrente per il trapasso: la stanza piena di bare e urne da poter scegliere, le stanze arredate “come a casa” con tanto di quadri, pianoforte, mobili, in modo che le persone possano salutare il morto come se fosse a casa sua, il salone dove recitare insieme il rosario mentre scorrono le diapositive della persona che non c’è più vista quando era nei suoi momenti migliori.Pensavo di non doverci mai andare, invece non faccio altro che tornarci, almeno una volta al mese. Quest’anno persino per una bimba di 19 mesi e l’anno scorso per due miei ex alunni di 18 e 24 anni. Tutto ciò è terribile e condivido in pieno il tuo pensiero: sarà un disegno divino, ma è pur sempre un disegno del menga!

    • Dovesei ha detto:

      Ecco, io non ce la farei ad andare in un posto simile. Più il tempo passa, più preferisco ricordare le persone come erano ma coi miei ricordi, o quelli di amici comuni ma davanti a un caffè. Tanto il dolore e la mancanza tornano a farci visita comunque.
      Concordo con te: se disegno c’è, è proprio un disegno del menga.
      Ciao Katherine.

  8. paola ha detto:

    alla nostra età non rimane altro da fare che cercare di schivare i sassi che qualcuno dall’alto ci scaglia addosso continuamente…il dolore degli altri ci fa soffrire ma anche ci terrorizza perchè sappiamo che potrebbe colpire anche noi

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