archivio storico

“La felicità è come un’impresa di abilità e di coraggio: la più facile è quella che si scorda prima.”

Sono stata felice? Sì. Attimi lievi come piume o densi come una tazza di cioccolata, ci sono stati. Piccole cose, o eventi memorabili. Da quanto non sono più felice? Dall’estate scorsa? Da ieri sera? L’estate scorsa. Ti ho creduto ancora. “Non mi spaventa più pensare a un futuro con te.” Come non crederti? Come non credere a un uomo sempre sincero fino alla spietatezza? Ti ho creduto: questa volta sarà diverso. No, non volevo “tutto”, sono abbastanza vaccinata da sapere che questo non sarà mai possibile. Volevo più tempo per me e per te, più occasioni, volevo te sereno e determinato com’eri. Ero felice. Poi…puff! da un giorno all’altro ti ho ritrovato a terra, senza più forza nè voglia di combattere per me e per te. Sono stati, sono mesi duri, grigi, pieni di malinconia. Ti amo ancora? No, forse no, ma ti voglio bene dal profondo del mio cuore. Te ne vorrò sempre, mio piccolo, sciocco, rabbioso, malinconico I.

Sono stata felice ieri sera. Una giornata qualunque, le cinque del pomeriggio. già buio. Passo da Paola a bere un cappuccino. Paola è una donna serena, sempre allegra, positiva. Mi prepare cappuccini imperiali, cosparsi di Nesquik invece che di banale cacao. In un angolo i vecchietti che giocano a briscola, io e lei chiacchieriamo un pò. Uscendo incontro Vedana. Lui è matto, matto proprio. Dicono sia diventato così a causa della sifilide contratta in Belgio, dove ha fatto il minatore in gioventù. Avrà una sessantina d’anni, è alto, massiccio, sempre poco coperto, pare non sentire il freddo. Vive in una comunità protetta e durante il giorno sta sempre in giro, con qualunque tempo. Arrotonda la sua magra pensione raccogliendo erbe e fiori selvatici, funghi, che poi vende al suo piccolo giro di clienti, ma solo se gli stanno simpatici, sennò…non ci sono santi. Porta con sè un enorme mazzo di pungitopo selvatico, profumato di bosco.”Buonasera Vedana, Che bello! A quanto lo fa?” Ci pensa su.”Dieci euro, per te.” “E’ un mazzo troppo grande Vedana, non me ne può dare metà?” Mi squadra un pò torvo. Una volta mi faceva un pò paura. “Va bene.Metà mazzo, cinque euro.” Si mette a dividere i rami spinosi con cura, me li lega con uno spago tolto da un sacchetto dove conserva i suoi tesori, me lo porge. C’è nei suoi gesti una cura e una dignatà che mi commuovono.”Tieni. Sono cinque euro. Te sè bela. Hai una bella bocca. Tò…ti regalo i rametti corti…Ce l’hai un vaset picenin?” “Certo…Grazie Vedana. Arrivederci” La semplicità di pensiero, la gentilezza scabra che ti fa ricordare che non tutto, a questo mondo, deve per forza essere complicato. Sono tornata a casa leggera.

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16 dicembre 2003
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Una risposta a archivio storico

  1. Linda ha detto:

    …qsta mattina x caso mi è capitato di leggerti…mi piace come scrivi e ricordi un po’ “Me”….qndi ti accolgo tra i miei preferiti sperando ke anke tu dia un’occhiata al mio!

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