Mi capita di ascoltare la musica più svariata, diciamo che mastico un pò di tutto. Da un pò di tempo a questa parte ho scoperto le colonne sonore, grazie a mia figlia che le utilizza per la ginnastica ritmica. Ce ne sono di belle e basta, come "L’ e*sta*te di K*iku*jiro", un incanto che amo al di là film. ce ne sono di possenti, evocative, come quella de "L’u*lti*mo s*amu**ai", di mitiche come quella del "G**adia*ore". Adesso, oggi, ieri, da qualche giorno ascolto spesso quella di "F**orre*st G*um*p", sì, proprio quella che parte col volteggio della piuma che poi F*orrest mette nella valigetta. Ogni volta che inserisco il cd e parte la musica parte il mio cuore.
Non so dire se rallenta, accellera, forse resta sospeso. la mente corre alla storia del film, film stramasticato e strariproposto ma bello – bello – nella sua ingenuità: l’amore di una vita, un amore lungo una vita, trovato, aspettato, supportato, nutrito, sperato. L’amore tra due esseri assolutamente diseguali e disomogenei, Jenny che afferra la vita come può, se la vive fino in fondo, fino a raschiare il fondo del barile, pericolosa, apparentemente cinica e trasgressiva. Forrest con la sua vita regolare ed eccezionale, col suo girare il mondo non volendolo, il suo essere qualcuno senza volerlo per poi tornare sempre alla grande casa con quello strano, enorme albero con i lunghissimi amenti che fluttuano all’aria. Un amore lungo una vita, soprattutto un amore gratuito, disinteressato, donato con tutto sè stesso. L’essenza, forse, dell’amore stesso, assoluta, purissima come tutte le cose assolute. Chissà perchè la mia mente va a quel film in questi giorni. Davvero non c’è un motivo preciso. C’è un’assenza più assenza perchè più lontana, ci sono delle certezze, ci sono sempre delle domande alle quali non esiste probabilmente una risposta.

– Questa volta parto molto più sereno, forse perchè ci siamo appena visti ed è andato tutto così bene. – Vero. Ti ho sentito realmente molto più sereno rispetto alle altre volte, più tranquillo e ben determinato a non cedere i tuoi spazi. Spero solo che duri, la tua serenità, alla quale così strettamente, fisiologicamente è legata anche la mia. Non ci conto più di tanto, troppe sono le varianti che contribuiscono ad incrinarla. Non ci conto ma lo spero. Ho bisogno di giorni vuoti, di respiro, di tempi oziati, ho bisogno di uno spazio nell’anima anche se tu sei sempre lì, in agguato, un assedio costante, dolce e sfinente, per poi ritrovarti nei tuoi giorni vuoto a perdere, giorni nei quali non c’è posto che per fingere di guardare la tivù, in cui non riesci a leggere, a parlare, giorni in cui parti per andare a correre e ti ritrovi dopo duecento metri "come un cavallo bolso". non è facile nè semplice andare avanti così, quante volte ce lo siamo detti, ma "finchè c’è benzina…".
Guardo casualmente una carta geografica. Gesù quanto sei lontano!

– Simo, io questa cosa non la capisco: cosa cambia? Duecento chilometri o seimila, ottomila quello che pesa è la difficoltà a sentirsi, è il non vederti ugualmente con l’aggravante del sentirci poco o nulla. QUESTO mi da fastidio, non la scala della carta geografica.
Siamo diversi, decisamente. Tu più pragmatico questa volta. Io ascolto la colonna sonora di "F*rre*st G*ump".

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4 risposte a

  1. RobertoTossani ha detto:

    A me il film non è piaciuto, devo dire la verità.
    Non nella parte sentimentale, ma in quella più filosofico-esistenziale.
    L’esaltazione del buon senso e dei poveri di spirito in un certo senso.
    Però la colonna sonora ha un suo fascino indubbio.
    Baci.

  2. bbbk ha detto:

    Un saluto! E un augurio che la serenita’ continui a lungo!

  3. babisnow ha detto:

    Ho recuperato i tuoi post di questi giorni, mi hai commosso. Ti invidio…

    Goditi questo uomo e questo amore meraviglioso…

    Ti abbraccio

  4. Spuma ha detto:

    Simo prova ad ascoltare la colonna sonora de L’ultimo dei Mohicani, ha una forza incredibile. (la trovi anche online 😉 )

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